Ragazza con gatto (Ragazza col gatto bianco)

Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/23276
Title: Ragazza con gatto (Ragazza col gatto bianco)
Authors: Ciarrocchi, Arnoldo
Abstract: 
Acquistata per la cifra di ventimila lire dall’Università di Trieste a seguito dell’Esposizione Nazionale di pittura e scultura italiana indetta dallo stesso Ateneo nel 1953 (Elenco di opere esposte alla Esposizione Nazionale della Pittura Italiana Contemporanea e acquistate dall’Università degli Studi di Trieste, n. 20, Archivio dell’Università di Trieste; Lettera di Giacomina Lapenna ad Arnoldo Ciarrocchi, 10 dicembre 1953, Archivio dell’Università di Trieste) la litografia venne successivamente presentata in diverse mostre volte a monitorare le più recenti produzioni nel campo dell’incisione. L’opera raffigura una ragazza che, accomodata su una sedia dalla prospettiva ribaltata, con gli occhi chiusi e le labbra serrate in un accenno di compiaciuto sorriso, stringe sulle ginocchia un gatto paffuto e dalla buffa espressione. Il blu cobalto dello sfondo, percorso da segni sottili e nervosi, permette alla scena di balzare in primo piano con maggiore evidenza grazie anche al contrasto cromatico proveniente dall’alternanza del marroncino dell’abito e della sedia con il bianco luminoso e quasi abbagliante che costituisce l’incarnato della fanciulla e la pelliccia dell’animale, espandendosi in una fitta costellazione di punti luminosi su tutta la figura. L’opera può essere messa in relazione con le acqueforti di Ciarrocchi dello stesso periodo come Delia col dito ferito (Appella 2009, pp. 92 – 93, cat. 324) in cui la posa della donna e la gestualità morbida e tondeggiante con cui è stata costruita rispecchiano la Ragazza con gatto. A prescindere da tale confronto, la pienezza di costruzione che caratterizza il lavoro in esame lo distingue dalla coeva produzione dell’autore marchigiano che verso la fine degli anni Quaranta affina il proprio stile abbandonando il compiaciuto virtuosismo tecnico tipico dei suoi esordi. È questo l’aspetto del lavoro di Ciarrocchi messo in luce nella nota anonima comparsa su “Il Selvaggio” del 15 novembre 1938 e facilmente attribuibile a Mino Maccari (Appella 2009, p. 11), artista cui l’incisore era legato da uno stretto rapporto di stima e d’amicizia testimoniato dal fatto che Ciarrocchi inviò una lettera al Rettore Ambrosino per suggerirgli di invitare alla rassegna triestina lo stesso Maccari, nome che (anche a giudizio di Pallucchini) non sarebbe dovuto mancare nella sezione della mostra riservata ai disegnatori (Lettera di Arnoldo Ciarrocchi a Rodolfo Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, s.d.; Suggerimenti dei pittori. Suggerimenti dei critici, elenco dattiloscritto, Archivio dell’Università di Trieste, s. d.). Prontamente accolta dagli organizzatori (Lettera di Giacomina Lapenna ad Arnoldo Ciarrocchi, Archivio dell’Università di Trieste, 9 settembre 1953), la sollecitazione andò a perfezionare la già entusiastica adesione dell’autore (Lettera di Arnoldo Ciarrocchi al Rettore Rodolfo Ambrosino, s.d., Archivio dell’Università di Trieste) che, pur non riuscendo a presenziare all’inaugurazione dell’esposizione triestina (Lettera di Arnoldo Ciarrocchi, Archivio dell’Università di Trieste, 4. XII. 53) interpretò l’iniziativa come un’occasione per acquisire maggiore visibilità su una piazza ancora sconosciuta. A pochi mesi di distanza, infatti, nel maggio del 1954 Ciarrocchi tornò nel capoluogo giuliano per partecipare alla Mostra di pitture in formato minore di artisti italiani contemporanei allestita nella Galleria del Circolo della Cultura e delle Arti a fianco di artisti come Afro, Campigli, De Pisis, Vedova e Morandi (Appella 2009, p. 314). Alle salde figurazioni di quest’ultimo vennero spesso paragonate le incisioni dell’artista marchigiano che, dopo aver frequentato la Scuola del libro di Urbino (dove ebbe come maestro Leonardo Castellani) nel 1938 si trasferì a Roma trovando rapidamente impiego presso la Calcografia Nazionale. La conoscenza dell’arte di Scipione convinse l’autore ad abbandonare la tessitura minuta e contrastata che caratterizzava la sua prima produzione per abbracciare un segno più lieve e sviluppare la propensione alla narrazione finora trattenuta dai frequenti riferimenti ai maestri del passato. La “maniera nera” degli esordi viene lentamente sostituita da quella “bianca” fino alle “stampe a maglia larga o a rete” in cui vengono realizzati i paesaggi e le scene di intimità domestica degli anni Cinquanta, periodo in cui l’autore intensifica la sua produzione di acquerelli riuscendo anche in questo caso a conseguire un’eleganza derivante dalla perfetta fusione fra gli elementi tratti dalla realtà e la loro trasfigurazione fantastica. Premiato per l’incisione alla I Biennale di San Paolo del Brasile del 1950, alla IV Quadriennale di Roma dell’anno seguente e alla I Mostra dell’incisione Italiana Contemporanea di Venezia del 1955 (dove ottenne il primo premio), dal 1955 al 1980 Ciarrocchi fu titolare della cattedra di tecniche dell’incisione all’Accademia di Belle Arti di Palermo, Napoli e Roma.
Type: Picture
URI: http://hdl.handle.net/10077/23276
Appears in Collections:Pinacoteca del Rettorato

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