Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/23295
Title: Paessaggio
Authors: Grassi, Pietro
Abstract: 
L’opera in esame spetta a Pietro Grassi, un pittore che a partire dagli anni Cinquanta, nella Trieste di Mascherini e Federico Righi, ha percorso un cammino assolutamente personale, un po’ più defilato, lontano dalle luci della ribalta e della mondanità. Si tratta di una veduta dell’altipiano carsico immersa in una densa foschia, sospesa in un’atmosfera incantata, percorsa da brevi squarci di luce. Le casupole ingabbiate in strutture grafiche risultano semplificate e trasfigurate al limite dell’astrazione. Una pittura intensa e vissuta che gioca su impasti cromatici brillanti e preziosi ed è alla ricerca di suggestivi effetti luministici. Grassi, squisito colorista, si sofferma sul trascolorare della nebbia sulle colline all’orizzonte e con vibranti colpi di spatola crea suggestive stesure di colore. Un linguaggio tipico della sua produzione degli anni Sessanta che certo raccoglie gli stimoli della pittura contemporanea, in particolar modo dell’arte informale, ma sarebbe improprio inquadrarlo all’interno di classificazioni. Pietro Grassi amava dipingere a modo suo, seguendo le proprie inclinazioni, anche quelle dettate dal momento. Non è infatti una ricerca lineare, la sua; anche nei momenti in cui, con le sue continue sperimentazioni, è approdato ad esiti originali, al limite dell’astrazione, in contemporanea ritornava alle sua amate marine dell’Istria e di Trieste, capisaldi della sua produzione. Dopo gli studi classici a Capodistria la guerra vede Grassi arruolato e con l’8 settembre imprigionato dai tedeschi; liberato al termine del conflitto, ritorna in Istria che dovrà però successivamente lasciare come profugo. Ecco che approda a Trieste che diventerà la sua patria d’adozione e dove eserciterà la professione di maresciallo maggiore nella squadra investigativa della polizia del Territorio Libero di Trieste per poi entrare, in seguito all’annessione all’Italia, nel corpo di Polizia dello Stato. Accanto alla suo lavoro Grassi coltiva da autodidatta la sua grande passione per la pittura. Il suo esordio ufficiale avviene nel 1959 quando il poeta Carolus Cergoly Serini lo invita all’inaugurazione della Galleria dei Rettori dove è presente anche il direttore dei Civici Musei Silvio Rutteri che l’anno seguente lo inviterà ad esporre nella Sala Comunale d’Arte di piazza Unità d’Italia. In quell’occasione scrive su di lui Decio Gioseffi che da quel momento diventerà il suo più grande sostenitore: “Quanto alla mostra di Pietro Grassi che abbiamo visto alla galleria dei Rettori in anteprima, convien dire che, benché autodidatta e pittore non professionale, Grassi si presenta con le carte eccezionalmente in regola, dopo sei anni che lavora in silenzio ed umiltà, cercando di apprendere da amici e pittori, studiando anche su riproduzioni con i maestri che più gli sono riusciti congeniali […] molti dei giovani leoni dell’ultima ora potrebbero, in verità, andare a scuola di modestia da lui” (“Il Piccolo”, 12 maggio 1959).Pietro Grassi è stato in continua sperimentazione ed incredibilmente prolifico: scorrendo l’ampia documentazione archivistica conservata accuratamente dalla figlia Serena colpisce l’incalzante successione di mostre a cui l’artista partecipa. Nel 2012 il Comune di Trieste ha dedicato al pittore una personale a palazzo Costanzi (cfr. Pietro Grassi. Pescatore di luce, catalogo della mostra (Trieste, 6-28 ottobre 2012) a cura di Anna Krekic, Trieste 2012).
Type: Picture
URI: http://hdl.handle.net/10077/23295
Appears in Collections:Opere d'arte d'Ateneo

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