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Publication:
Marina

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1955
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Abstract
Il dipinto raffigura uno scorcio portuale in cui le rigogliose cromie e la vigorosa, costruttiva pennellata adottate dall’artista vengono tenute a freno da una sapiente scansione prospettica. Fulcro della composizione è l’esile banchina che, allungandosi nel bacino d’acqua al centro dell’opera, lo divide nettamente in due parti fungendo da fondamentale anello di congiunzione fra il primo piano e l’orizzonte. Alla sezione mediana della tela si giunge infatti seguendo la verticale degli alberi che si ergono dalla coppia di natanti dell’angolo sinistro i quali, con il loro potente aggetto, consentono all’osservatore un’immediata partecipazione alla scena. Dal canto loro, le barche che fiancheggiano il molo centrale conducono con rapidità lo sguardo verso la linea dell’orizzonte, rigidamente serrato da una sequenza di edifici su cui svetta il faro a strisce bianche e blu. La trama che scandisce il dipinto se da un lato contribuisce all’ordine della sua struttura suggerendo la scalatura dei piani prospettici, d’altro canto non riesce a sovrastare quello che è l’interesse principale dell’autore: restituire la vivacità della vita portuale e la serenità che può offrire uno scorcio marino attraverso l’evocazione del suo movimento. La staticità di ciò che viene rappresentato rivela infatti la sua illusorietà nel movimento della materia pittorica, estremamente pastosa nelle porzioni di mare e cielo che si fronteggiano e acquisiscono un dinamismo più vibrante nei tocchi di colore da cui sono percorsi. La veemenza della pennellata che connota gli elementi naturali finisce per decostruire le forme degli oggetti paratatticamente disposti sulla tela giungendo a una sorta di allusione cromatica nelle costruzioni sullo sfondo, mentre una più compiuta (ma pur sempre parziale) definizione contraddistingue le imbarcazioni del primo piano, concepite quasi come una sintesi complessiva della tavolozza adottata. La pennellata corposa, l’assenza di disegno e la diffusa luminosità dell’opera sono palesi indizi del postimpressionismo perseguito da Lannes in particolare nelle vedute e nei paesaggi che costituiscono la parte più cospicua della sua produzione. Il dipinto in esame manifesta tuttavia un cromatismo più acceso e una rapidità di tocco inedite: le sgargianti tonalità cromatiche qui proposte si ravvisano anche nel Porto di Trieste (collezione privata, riprodotto in Marine, Carso e dipinti di montagna nella pittura triestina, Trieste, Assicurazioni Generali, 1997, p. 97) opera peraltro estremamente diversa perché improntata a un senso di ordine compositivo e di pulizia formale che richiamano l’interesse di Lannes nei confronti della poetica novecentista. “Il colorismo folto e succoso di Renoir” (S. Molesi, Catalogo della Galleria d’arte moderna del Civico museo Revoltella, a cura di F. Firmiani, S. Molesi, Trieste, Ente Provinciale per il Turismo, 1970, pp. 88-89) è invece il perno attorno a cui ruota la presente Marina che si pone dunque come il trait d’union fra i dipinti degli anni Quaranta e la successiva produzione dell’autore triestino, sempre più orientato verso una pittura sensibile ai dati materici e coloristici che lo conducono alla contemporanea evanescenza delle forme.
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