Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/23327
Title: Vegetazioni
Authors: Bertini, Romolo
Abstract: 
Pittore, grafico e scultore Romolo Bertini è un artista che infonde alle proprie opere una meditata fioritura immaginativa, assieme a ritmi cromatici e plastici idonei, appunto, alle più attuali variazioni della cultura italiana ed europea. Veneto di formazione e discendente da una famiglia di artigiani padovani, si forma a Venezia, dove è nato nel 1905, presso l’Accademia di Belle Arti. Si trasferisce a Trieste nel 1948, dove opera con mostre personali e collettive. L’ansia di sapere e di erudirsi e la smania di conoscenza lo avevano portato ad emigrare; già nel 1929 lo troviamo a Casablanca, a Marrakech, a Tangeri, poi a Tolone e nel ‘32 a Parigi, dove non gli mancarono incontri stimolanti (qui aveva fatto arte nella Ville Lumière e aveva vissuto nei luoghi consacrati della pittura francese, come Montmartre). Costantemente affascinato da culture e tradizioni diverse, si può affermare che Bertini sia nato pittore e giramondo. Nell’immediato dopoguerra è nuovamente a Venezia (sono questi gli anni in cui stringe un sodalizio artistico con Armando Pizzinato, il quale influirà sulla sua formazione artistica, ed è in contatto con Emilio Vedova, Alberto Viani e con Carlo Cardazzo della Galleria del Cavallino). Quindi di nuovo in giro per il mondo: le sue tappe sono la Germania e l’Inghilterra, la Svezia e la Finlandia, dove si ingegnerà in diversi mestieri. Questa stessa intima agitazione caratterizzò la sua produzione artistica allorché, approdato a Trieste nel 1948, si dedicò totalmente all’espressione pittorica. Sergio Brossi ricorda come Romolo Bertini, conosciuto al bar Moncenisio di via Carducci 27 a Trieste verso la metà degli anni ‘50, sia stato, tra i vari giovani artisti triestini o foresti di passaggio, il più saggio ed esperto (Romolo Bertini, Trieste, Tipografia Atena, 1986). Fu uno dei protagonisti della realtà culturale triestina degli anni Cinquanta. Le opere degli anni ‘50, appunto, sono figurative; nella pittura come nel disegno il segno è forte ed espressivo. L’interesse si rivolge alla realtà, per un’arte che disdegna le mezze misure e le tinte pastello. Dopo un periodo di adesione ad una pittura di impegno sociale, sulla scia del realismo caratterizzato da scene corali e da figure umane, accentua la propria sensibilità verso le nuove forme di espressione artistica, nate dall’influenza del fattore tecnologico sul comportamento sociale. Svilupperà, nelle sue opere, una sorta di simbiosi lirica con le strutture tecnologiche. Bertini è tra gli esponenti del Fronte nuovo delle arti, movimento artistico italiano attivo a Venezia, Roma e Milano nell’immediato dopoguerra (dal 1946 al 1950), che proponeva un’arte che sia rinnovamento morale e civile. Successivamente, operò la scelta di esprimersi prevalentemente in scultura e grafica, abbandonando i moduli pittorici. In questo senso, il suo costruttivismo si qualificò come momento di verifica delle moderne simbologie. Egli sperimenta via via nuove strade: si apre la fase astratto informale, in cui la pittura sembra disfarsi, le forme sembrano liquefarsi, come in Vegetazioni. In uno spazio dinamico le forme, bidimesionali, seguono la strada costruttivista cezanniana. Severo con se stesso, i suoi lavori sono l’immediata risposta al proprio modo di essere. Per descrivere le opere di Romolo Bertini si è parlato di “composizioni tecniche”, “fioriture tecnologiche”. Vi è, nei suoi dipinti, una tensione costante tra concavo e convesso. Sue opere si trovano nei musei di Trieste, Udine, Modena, Sinigallia e in collezioni pubbliche e private.
Type: 
URI: http://hdl.handle.net/10077/23327
Appears in Collections:Opere d'arte d'Ateneo

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