Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/2621
Title: Una ricerca sulla supervisione professionale agli assistenti sociali.
Authors: Giarola, Anna Maria
Supervisore/Tutore: Bressan, Franco
Cosupervisore: Neve, Elisabetta
Issue Date: 13-Mar-2008
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: Una ricerca sulla supervisione professionale agli Assistenti Sociali . Anna Maria Giarola frequentante il III anno di Dottorato in “Sociologia, Scienze del Servizio Sociale e Scienze della Formazione”di Trieste, XX Ciclo. tutor Prof.Franco Bressan co-tutor Dott.ssa Elisabetta Neve Premessa Un breve inquadramento storico della supervisione in Servizio Sociale, ci condurrà alle motivazioni sottese alla ricerca svolta. Nell’ambito della formazione e della pratica professionale degli assistenti sociali è sempre stata presente la supervisione, che ha rappresentato il punto di raccordo tra la dimensione formativa e quella lavorativa della professione. Lo sviluppo teorico e metodologico della pratica della supervisione nel Servizio Sociale è stato ampiamente influenzato dal modello statunitense. Iniziata negli anni Trenta, la supervisione nei servizi sociali statunitensi era fortemente improntata a una funzione “amministrativa” di controllo della qualità e della produttività del lavoro degli assistenti, sulla base degli standard, degli scopi e degli obiettivi fissati dall’Ente, secondo uno stile di management ripreso dal modello produttivo e organizzativo aziendale americano.(Cortigiani M.,2005) A questa iniziale impostazione, vennero apportate nel nostro Paese delle correzioni decisive nel senso di dare alla supervisione anche la funzione di garantire agli operatori un supporto tecnico, formativo e personale.(Tommassini G.,1962) I supervisori lavoravano all’interno degli Enti di assistenza ed erano gerarchicamente incastonati nell’apparato amministrativo, ricoprendo quattro funzioni (Hester, 1951) : 1) funzione amministrativa e cioè controllo sull’operato, sulla qualità, sulla programmazione, pianificazione e distribuzione del lavoro; 2) funzione valutativa dei risultati, 3) funzione didattica volta ad integrare e completare la formazione dell’operatore svolta prima dell’ingresso nell’Ente; 4) funzione di consultazione relativamente ai casi specifici per i quali l’operatore necessiti di un supporto tecnico da parte di un operatore più esperto. Queste funzioni erano combinate con pesi e misure diverse a seconda dell’ambito della loro implementazione, ma la figura del supervisore restava una figura chiave all’interno degli Enti erogatori dei servizi e l’elemento di riflessività, che la connotava, portava un valore aggiunto all’operatività dell’assistente sociale. La peculiarità del Servizio Sociale di mettere in stretta, dipendente, relazione prassi operativa ed elaborazione teorica, trovava appunto nella supervisione un elemento forte di riflessione sulla propria operatività, da tradurre o rapportare al paradigma teorico. ( Neve E., 2000) Quando nel nostro Paese, in virtù della riforma dell’assistenza e del decentramento della responsabilità del ruolo assistenziale ai Comuni, gli Enti vennero chiusi e gli assistenti sociali decentrati nelle unità territoriali, la figura del supervisore, così come era stata fino ad allora concepita, tese a sparire. Lo sviluppo del Servizio Sociale è stato da allora molto complesso e la professione si è arricchita di nuove e maggiori competenze nei vari ambiti, ma la figura del supervisore non ha più trovato una chiara rappresentazione al suo interno. Sembra esserci oggi tuttavia una percezione diffusa del crescere di una domanda di supervisione da parte dei professionisti, sia in concomitanza con i rilevanti mutamenti nelle politiche di welfare e nell’organizzazione dei servizi socio-sanitari, sia sull’onda di una più pressante esigenza di qualità nell’erogazione di servizi. Il tema della supervisione professionale nel Servizio Sociale è stato oggetto negli anni, di approfondimenti ed analisi da parte di molti autori appartenenti spesso al mondo dell’operatività : fatto questo che dimostra come per l’assistente sociale risulti necessario trasferire l’esperienza legata alla prassi ad un livello di elaborazione teorica, attraverso una riflessione costante sulle proprie modalità operative. Nonostante i dibattiti attorno a questa tematica, le esperienze formative in questo senso sono restate purtroppo episodiche ed isolate: in pratica, non esiste un percorso formativo istituzionale per i supervisori, né tantomeno un riconoscimento professionale di questa figura. La formazione del supervisore risulta, seppur in taluni casi molto ampia ed articolata, non omogenea e talvolta con imprinting estremamente personali. La nostra ricerca nasce proprio dal desiderio di conoscere le varie esperienze di supervisione in servizio agli assistenti sociali nel nostro Paese, di rilevare le eventuali carenze e positività, di conoscere il percorso formativo dei supervisori che attualmente operano, le loro modalità e le loro opinioni in merito alla necessità di un percorso formativo specifico. Essa si ricollega ad altre più illustri ricerche teoriche, che hanno avuto il pregio di riportare in evidenza una tematica come quella della supervisione, che, tra alterne vicende, è sempre stata presente nel mondo del servizio sociale. Ricordiamo infatti le ricerche teoriche di E.Allegri che hanno messo in luce le inalienabili valenze di supporto alla professione, di valutazione di qualità e di auto-valutazione del lavoro sociale, intrinseche alla supervisione.(Allegri E.,1997,2000) 1. LA RICERCA. La ricerca è finalizzata a rilevare empiricamente, attraverso una serie di indagini, quanto la percezione diffusa dei professionisti e la recente elaborazione teorica hanno messo in evidenza, relativamente alla supervisione agli assistenti sociali in servizio. Essa è finalizzata a : - diffondere la conoscenza, consentire l’elaborazione teorica, contribuire a creare sensibilità e consapevolezza dell’utilità, se non della necessità, di incentivare la pratica della supervisione; - fornire suggerimenti per l’istituzione o sperimentazione di percorsi formativi, dei quali abbiamo la percezione ci sia carenza, ma anche necessità. Il progetto di questa ricerca è articolato nelle seguenti fasi : - costruzione del quadro teorico di riferimento e prima ricognizione panoramica sulla supervisione in Italia. - indagine empirica sulle esperienze esistenti, sia sul piano della domanda che dell’offerta di supervisione. Rilevazione della percezione del fabbisogno di supervisione sia da parte della professione che, indirettamente, da parte dei contesti istituzionali dei servizi; Per la ricerca è sembrata prioritaria una ricognizione sullo “stato” dell’esercizio della supervisione che comprendesse : - indicazioni riguardanti le esperienze già esistenti di supervisione ad assistenti sociali già in servizio, cercando di sondare le modalità e le tipologie esistenti e quantificare anche la disponibilità attuale a tale pratica ; per un quadro della situazione è stato utile indagare sulle tipologie di supervisione esistenti (individuale o di gruppo, mono o pluri-professionale) poiché le diverse tipologie sono sottese da motivazioni ed esigenze diverse (rafforzamento dell'identità professionale, capacità di cooperazione ed integrazione etc,) e possono dare un quadro più significativo della situazione attuale; - indicazioni riguardanti la quantità e la qualità potenziali della domanda di supervisione da parte sia dei singoli professionisti, sia, indirettamente, delle organizzazioni pubbliche e private di servizi ; è stato interessante indagare attorno alle motivazioni sottese alla richiesta di supervisione da parte dei diretti interessati, anche attorno alla "contestualizzazione" della supervisione e cioè se la stessa debba essere intesa fornita da operatori esterni o interni al servizio ed in quale posizione rispetto all'organizzazione; -indicazioni, anche se indirette, sul potenziale grado di disponibilità dei responsabili delle politiche e delle istituzioni di servizi ad attivare con proprie risorse o ricorrendo all'esterno, percorsi di supervisione per i propri operatori ; Si ritiene che questa ricerca possa collocarsi nell’ambito delle ricerche qualitative, nel senso che si darà ampio spazio al punto di vista o, più generalmente, alla prospettiva di chi è protagonista, come fruitore o come propositore, del nostro oggetto di studio. Gli interrogativi che ci siamo posti hanno una natura fondalmentamente descrittiva del fenomeno e non nutrono ambizioni di spiegazioni di portata generale. Il dato quantitativo misurato, relativamente alla presenza di tale prassi nel nostro Paese, sarà di aiuto comunque nel formulare ipotesi di fabbisogno e di intervento, in ambito formativo, sostenute da dati standardizzati. 2. IL PERCORSO DI RICERCA Si è ritenuto quindi opportuno, per le nostre finalità, articolare la ricerca come segue: 1) una ricognizione teorica, che ha preso in esame la letteratura italiana di servizio sociale sul tema, anche in chiave storica, e quella inerente la supervisione in altri ambiti professionali( psicologico, psicoterapeutico, psichiatrico, pedagogico-educativo ..) Tale ricerca di sfondo aveva lo scopo, oltre a quello dell’approfondimento della conoscenza dell’oggetto di studio e della familiarizzazione con il contesto, di far emergere i nodi da indagare quali : i componenti del setting della supervisione( Assistente Sociale, Supervisore, Organizzazione ed Utente) , le funzioni della supervisione, la formazione dei supervisori, la scelta tra una supervisione implementata da un professionista interno od esterno all’ente, e tra una supervisione individuale o di gruppo ed infine, un breve excursus sulla supervisione nelle altre professioni d’aiuto ( infermieri professionali, psicologi, educatori professionali, psichiatri). 2) una prima ricognizione sulle esperienze italiane esistenti, attraverso materiale documentario e la somministrazione di un breve questionario a soggetti privilegiati, quali gli Ordini Nazionale e Regionali degli assistenti sociali ed altri organismi di rappresentanza degli stessi ( A.i.do.S.S, S.U.N.A.S, AS.Na.SS…) 3) una serie di interviste destinate ai supervisori esperti, molti dei quali docenti universitari, presenti nel nostro Paese, che hanno implementato tale prassi, nelle varie realtà italiane ( i nominativi ci sono stati forniti dagli Ordini Regionali degli assistenti sociali, ma risultavano già noti, per la grande rilevanza che essi hanno nel panorama formativo della professione ). La numerosità dell’elenco ci ha costretti, per motivi di ordine squisitamente tecnico, a suddividere il campione e a predisporre un questionario da inviare ad una parte dei supervisori. La scelta dei membri dei due sottogruppi è dovuta soltanto alla cronologia della somministrazione. 4) una indagine, attraverso un questionario, presso gli assistenti sociali, estratti casualmente dalle liste degli Albo Regionali, sulla reale possibilità di accedere ad un percorso di supervisione e sulle opinioni in merito degli operatori coinvolti. Si tiene a sottolineare come il nostro piano di indagine non fosse comunque rigido e stabilito, prima dell’inizio stesso dello studio, ma come esso sia emerso e sia stato definito nel dettaglio, durante la raccolta dei dati, una volta terminata l’analisi preliminare. Crediamo infatti che, per la buona riuscita della ricerca, sia necessario attenersi a canoni di flessibilità e adattamento al contesto e ai soggetti coinvolti. Come premesso, attraverso questi strumenti, intendiamo assumere informazioni sul panorama attuale italiano riguardo la supervisione in servizio agli assistenti sociali, ipotizzando che essa ponga reali problemi non solo sul piano del suo concreto esercizio, ma anche sul piano dei requisiti e quindi della formazione dei supervisori di professionisti, che operano in realtà alquanto complesse, come quelle dei Servizi Sociali, sia pubblici, che del privato sociale. 3. GLI STRUMENTI DEL PERCORSO 1.3 Questionario per gli Ordini e le Agenzie Formative. L’approfondimento teorico e documentario, che ha avuto valore di “ricerca di sfondo” ci ha permesso di definire, almeno in prima battuta, i concetti relativi al tema della ricerca ed i nodi attorno ai quali sono state strutturate le nostre indagini. E’ stata effettuata una prima panoramica sulle esperienze italiane esistenti attraverso la somministrazione di un questionario a tutti gli Ordini Nazionale e Regionali ed alle Associazioni di categoria ( Associazione Nazionale Servizio Sociale, Associazione Italiana Docenti di Servizio Sociale, Sindacato Unitario Nazionale Assistenti Sociali ). Essa aveva un duplice scopo : 1) avere una prima fotografia delle esperienze esistenti in Italia e delle opinioni in merito da parte delle voci “ufficiali” della professione; 2) ottenere informazioni circa l’entità e la dislocazione di esperienze e persone cui poter fare riferimento per la rilevazione. Il questionario postale, a domande aperte, chiede informazioni sull’esistenza di esperienze recenti o attuali di supervisione in servizio, su chi sono i supervisori, sull’esistenza o meno di corsi di formazione dei supervisori. La scelta di un questionario postale a domande aperte deriva da riflessioni di ordine metodologico e di tipo economico : il questionario a domande aperte infatti può essere immaginato come uno strumento a cavallo tra qualità ( capacità conoscitiva del punto di vista dell’intervistato ) e quantità, essendo la redazione e l’ordine delle domande esattamente uguale per tutti gli intervistati (possibilità di giungere alla costruzione di “matrici di dati”) . 2.3 Intervista e Questionario ai Supervisori. Una delle domande del questionario somministrato agli Ordini ed alle Agenzie formative riguarda la conoscenza da parte di questi, di professionisti o agenzie pubbliche o private che forniscono supervisione in servizio agli assistenti sociali nel nostro Paese. Accanto ad altri interessanti dati, abbiamo potuto accedere a molti nominativi di Supervisori, che negli ultimi dieci anni hanno effettuato supervisioni ad assistenti sociali in servizio, nelle loro regioni. Ne è emerso un elenco di circa sessanta professionisti, alcuni dei quali sono nomi estremamente significativi nell’ambito dell’elaborazione teorica e della formazione del Servizio Sociale. Abbiamo ottenuto quindi un campione di supervisori rappresentato dalla totalità dei nominativi fornitaci dai vari Ordini regionali ( campionamento a valanga o snow-ball). Possiamo quindi affermare che non si tratta della selezione di un campione, quanto piuttosto di una scelta degli interlocutori ( nel nostro caso tutti segnalati da Organismi rilevanti all’interno della comunità, alla quale la ricerca è diretta), operata sulla base della significatività dell’esperienza e della collocazione dei soggetti da intervistare relativamente alla più ampia finalità dell’indagine, come pure in ordine alla loro posizione nel contesto di studio. Appoggiandoci alla tripartizione individuata da (Gorden R.1975) che classifica in tre tipi generali gli interlocutori destinati ad una intervista ( chiave, privilegiati, significativi) possiamo affermare che il nostro campione appartiene alla categoria del tipo privilegiato o meglio “specializzato”. Questa definizione intende qui una persona che dà informazioni “specialistiche”, cioè direttamente rilevanti per gli obiettivi dello studio, scelta sulla base della sua posizione strategica nella comunità scientifica di appartenenza, gruppo o istituzione oggetto di studio.( G.Gianturco 2005) Si è pensato quindi, anche per motivi strettamente economici, di suddividere il campione in due sottogruppi. Tale suddivisione ci ha consentito di individuare, in ordine esclusivamente cronologico, i soggetti da intervistare direttamente e quelli ai quali inviare ( per posta ordinaria o telematica ) un questionario da auto-compilare. L’intervista è articolata in quattro sezioni, con domande aperte, riguardanti : -esperienze di supervisione fatte ed in atto; -riflessioni e commenti sulle esperienze -stima, in prospettiva, del fabbisogno di supervisione per gli assistenti sociali -problemi e prospettive circa la formazione dei supervisori -opinioni su nodi problematici Abbiamo pensato a questo tipo di intervista semistrutturata focalizzata su un determinato argomento, detta anche standardizzata non programmata (Gianturco,2005)che prevede una gestione della relazione di intervista flessibile e con una bassissima direttività. Essa “ concede ampia libertà all’intervistato ( gestione dell’ordine ed eventualmente dell’approfondimento delle domande/stimoli) ed intervistatore ( ampiezza della risposta e del racconto, inserimenti di altri elementi non previsti dallo stimolo..) garantendo nello stesso tempo che tutti i temi rilevanti siano discussi e che tutte le informazioni necessarie siano raccolte” (Corbetta,1999) Questa opzione ci è stata suggerita proprio dalla tipologia delle persone, che siamo andati ad intervistare : professionisti esperti, che accanto alle informazioni necessarie alla ricerca potevano fornire ampi ed approfonditi commenti al fenomeno, oggetto di studio, in generale. Non si tratta infatti, di un semplice elenco di argomenti, ma di una struttura ramificata in cui ogni argomento è suddiviso in temi e ogni tema in sotto-temi, con la possibilità di procedere ulteriormente nella scomposizione fino a raggiungere il livello di specificità richiesto dalle finalità conoscitive da perseguire. I supervisori raggiunti con l’intervista, la cui traccia con temi e sottotemi è stata anticipata per posta elettronica, sono stati 18. Abbiamo poi raggiunto con un questionario postale da autocompilare, anticipato da un contatto telefonico, altri 42 supervisori. Il questionario è stato formulato mantenendo gli stessi obiettivi conoscitivi dell’intervista, utilizzando domande chiuse, domande aperte e scale di valutazione, onde ottenere la possibilità di un minimo di standardizzazione dei risultati e contemporaneamente lasciare spazio ad opinioni ed osservazioni utili ad una più ampia conoscenza dell’oggetto indagato. Il questionario, molto simile per costruzione e contenuti alla traccia dell’intervista, è diviso in cinque sezioni, che riguardano: -modalità irrinunciabili, atteggiamenti -opinioni su nodi problematici ( posizione del supervisore, funzioni della supervisione) -esperienze di supervisione fatte ed in atto (sottotemi: condizioni e contesto,contenuto della supervisione,modalità della supervisione, riferimenti teorici) -riflessioni e commenti sulle esperienze ( fattori ostacolanti e favorevoli, obiettivi generali, stima, in prospettiva, del fabbisogno di supervisione per gli assistenti sociali) -problemi e prospettive circa la formazione dei supervisori ( esperienze del supervisore, competenze indispensabili, luoghi e modalità dei percorsi formativi) I nodi che si sono voluti indagare sono emersi, e dalla rilevazione teorica effettuata come ricerca di sfondo, e dagli stimoli derivanti dai questionari destinati agli Ordini e alle agenzie formative. Il questionario è stato utilizzato dopo essere stato “provato” nella fase di pre-test con alcuni assistenti sociali esperti di supervisione, che si sono prestati a testare la sua affidabilità. 3.3 Questionario agli assistenti sociali. Parallelamente ai pareri dei supervisori intervistati, che hanno fornito interessanti dati e ampie considerazioni sia sulle loro esperienze, sia sulle ipotesi di fabbisogno di supervisione agli assistenti sociali, i pareri di coloro che hanno usufruito della supervisione avrebbero completato il quadro, dando maggiore consistenza all’analisi della situazione attuale, nonché alle prospettive di diffusione della supervisione. Qui sono sorti alcuni problemi di metodo. Risultava impraticabile il reperimento di tutti gli assistenti sociali che, magari molti anni fa, hanno usufruito della supervisione; inoltre gli stessi supervisori non sempre erano in grado di fornire i dati relativi ai propri “utenti”, spesso soggetti a grande mobilità tra i servizi e nei vari territori. E se anche si fosse riusciti a reperire un numero consistente di questi assistenti sociali, sparsi in vaste zone del territorio nazionale, un’intervista diretta – o tipo focus group - a gruppi omogenei (cioè supervisionati dallo stesso supervisore) avrebbe inficiato le risposte, in quanto influenzati dalla particolarità di quel preciso supervisore. L’ipotesi poi di ovviare a questa distorsione effettuando una serie elevata di focus-group con gruppi misti di assistenti sociali, fruitori cioè della supervisione di diversi professionisti, avrebbe comportato ancora maggiori difficoltà pratiche oltre che costi elevati. Si sarebbe anche potuto limitare l’ambito dell’indagine a livello regionale, o di due o tre regioni limitrofe, ma si sarebbe troppo sacrificata la rappresentatività dell’universo degli assistenti sociali “utenti” di supervisione, che pare essere andato assumendo ormai dimensioni nazionali. Ci siamo perciò orientati a modificare completamente il target, pensando ad un campione indifferenziato di assistenti sociali su tutto il territorio nazionale, svincolandoci sia dall’individuazione di coloro che erano stati supervisionati dai supervisori intervistati, sia da modalità di indagine attraverso interrogazione diretta. Naturalmente questo tipo di scelta ha posto ulteriori problemi, ma ha rilevato anche dei vantaggi: il target non era più costituito solo da persone che hanno già avuto esperienza di supervisione, ma da molte altre, che potevano anche non conoscerne l’esistenza o le caratteristiche peculiari. Questo ha dato la possibilità di rilevare una stima del fabbisogno di supervisione non solo da parte di chi ne era in qualche modo condizionato avendone avuto diretta esperienza, ma anche da parte di chi non ne aveva finora usufruito, per i motivi più diversi, potendo così allargare il panorama delle diverse percezioni degli operatori. La scelta poi del questionario postale, anziché dell’intervista, avrebbe facilitato la rilevazione attraverso la somministrazione ad un campione rappresentativo di tutti gli assistenti sociali italiani. Sul piano metodologico si è posto perciò il problema del campionamento, ben sapendo che qualsiasi esso fosse stato, non vi era alcuna garanzia che esso avrebbe rispecchiato la proporzione tra chi conosce la supervisione per averla sperimentata e chi non vi ha mai partecipato. Il campionamento è stato curato dal Prof. Franco Bressan, Statistico e Presidente del corso di Laurea in Scienze del Servizio Sociale dell’Università di Verona. Si è deciso di puntare, in prima istanza, a disporre di un campione pari o possibilmente superiore a 250 unità ( gli assistenti sociali iscritti nelle liste degli Albi Regionali sono complessivamente 32000 circa e l’intento era quello di avvicinarsi ad numero vicino al 10% della popolazione totale), sufficiente comunque a dare una buona informazione sul senso che assume per l’assistente sociale la supervisione in Italia. Per ottenere tale rappresentatività sono stati inviati circa 500 questionari. La scelta campionaria, di tipo stratificato, ha seguito le proposte di un importante strumento delle tecniche di campionamento , il Cochran (Sampling Techniques, Wiley NY 1963), e si è deciso di utilizzare la procedura di allocazione ottimale su campionamento stratificato per proporzioni per campionamento senza reinserimento. Su di questa ci siamo basati per identificare alcuni presupposti necessari alla definizione della numerosità del campione negli strati selezionati. CONCLUSIONE L’esperienza, nel complesso è stata, anche se faticosa, altamente gratificante. I dati emersi sono numerosi e talvolta preziosi, nonché, come spesso la ricerca propone, di stimolo per ulteriori approfondimenti. La fase conclusiva è forse carente di una analisi in profondità, ma la ricerca è, e vuole essere, una raccolta di informazioni sulla supervisione, fruibili per l’avvicinamento e approfondimento a tematiche ad essa intrinseche o correlate: nuove elaborazioni teoriche, istituzione di percorsi formativi per i supervisori, ricerca di forme di sensibilizzazione alla fruizione della supervisione, ricerca di forme di valutazione scientifica dei suoi effetti….etc. La ricerca si conclude ( ma possiamo ritenerla conclusa ?) con la lettura dei dati rilevati e qualche tentativo di confronto, e con i dati emersi dalla ricerca di sfondo, e tra i vari soggetti coinvolti nell’indagine, lasciando intravedere possibili sviluppi futuri. Bibliografia -Allegri E. (2000)Valutazione di qualità e Supervisione Lint,Trieste. -Allegri E.(1997) Supervisione e lavoro sociale, La Nuova Italia Scientifica,Roma. -Bressan F., Giarola A.M.,“Riflessioni metodologiche sulla ricerca : La supervisione agli assistenti sociali in servizio” su Rassegna di Servizio Sociale 1/2007 . -Cochran (Sampling Techniques, Wiley NY 1963). -Corbetta P.(1999) Metodologia e tecniche della ricerca sociale, Il Mulino, Bologna. -Cortigiani M.(2005) La supervisione nel lavoro sociale Il Minotaruro,Roma. -Gianturco Giovanna(2005) L’intervista qualitativa Guerini Scientifica, Milano. -Gorden R.,(1975)Interviewing,Strategy,techniques and tactis, Dorsey Press, Homewood, Illinois -Gui L.(1999) “ Servizio Sociale tra teoria e pratica : il tirocinio, un luogo di interazione”,Lint,Trieste. -Hester M.C.,(1951) Il processo educativo nella supervisione,in „Social Case-work“n°6. Il Mulino, Bologna. -Losito Gianni (2004) L’intervista nella ricerca sociale Editori Laterza, Roma. -Marradi A. (2007) ( a cura di R.Pavsic e M.C.Pitrone) Metodologia delle Scienze Sociali. -Mauceri Sergio(2003) Per la qualità del dato nella ricerca sociale Franco Angeli, Milano. -Neve E. (2000) Il servizio sociale Carocci,Roma. -Nigris D. (2003) Standard e non-standard nella ricerca sociale. F.Angeli, Milano -Tomassini S.(1962) La supervisione nel servizio sociale. “Servizi Sociali” n°2.
metadata.dc.subject.classification: SOCIOL.,SERV.SOCIALE E SC.FORM.
Description: 2006/2007
Keywords: supervisione assistenti sociali
Language: it
Type: Doctoral Thesis
NBN: urn:nbn:it:units-5794
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