Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/2686
Title: Sonno e variazioni dell'efficienza di attenzione e inibizione.
Authors: Jugovac, Davide
Keywords: sonno attenzione inibizione
Issue Date: 18-Apr-2008
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: Il presente lavoro nasce dall’esigenza di integrare la psicofisiologia del sonno con i modelli della psicologia cognitiva. Si è voluto in questo modo chiarire l’effettiva natura dei decrementi osservabili a carico di funzioni cognitive importanti quali l’attenzione e l’inibizione in condizioni di debito di sonno, superando le generiche conclusioni spesso riportate in letteratura e relative a non meglio specificati deficit attenzionali (Dinges e Kribbs, 1991). I compiti utilizzati sono stati l’Attention Network Test (ANT), costruito sulla base del modello di Posner e Raichle (1994), e lo Stop Signal Task (SST), compito afferente allo stop signal paradigm di Logan e Cowan (1984). Gli esperimenti effettuati sono stati in tutto cinque, ma soltanto tre di essi hanno riguardato una manipolazione sperimentale delle condizioni di sonno. Il secondo e il quarto esperimento sono stati invece necessari per avere conferma del fatto che le modifiche apportate ai compiti non avessero modificato in maniera significativa la loro capacità di valutare le funzioni cognitive in questione. In generale, sia l’Attention Network Test che lo Stop Signal Task si sono rivelati degli strumenti validi per la rilevazione delle variazioni del livello di vigilanza nell’ambito della ricerca sul sonno. Nel primo esperimento, le prestazioni ottenute in seguito ad una notte di sonno normale sono state confrontate con quelle che seguivano una notte di deprivazione totale. Entrambi i compiti hanno rilevato un calo del livello di allerta evidenziato dall’incremento delle latenze medie di risposta ai test. Per quanto riguarda l’ANT, al minor grado di vigilanza non ha fatto seguito un peggioramento generalizzato dell’efficienza di tutti e tre i network attenzionali ma soltanto di quello relativo al controllo esecutivo. Il test SST ha invece rilevato un netto peggioramento nella capacità dei partecipanti di inibire una risposta dominante in condizioni di veglia prolungata. Nel loro complesso i dati indicano pertanto che la deprivazione totale di sonno provoca un peggioramento significativo in particolare dell’efficienza delle funzioni inerenti al controllo esecutivo. Il terzo esperimento ha riguardato lo studio degli effetti di una riduzione di sonno a tre ore, con risveglio anticipato. Pur trattandosi di una quantità inadeguata per consentire alla persona un pieno recupero delle proprie funzionalità cognitive, in alcuni studi essa si è rivelata sufficiente per mantenere alcune prestazioni intatte (Wilkinson et al., 1966). Per quanto riguarda l’attenzione, i risultati ottenuti hanno confermato quanto osservato nell’esperimento di deprivazione totale di sonno. Anche dopo tre ore di sonno l’incremento dei tempi di reazione e il calo dell’accuratezza hanno confermato l’abbassamento del livello di attivazione dei soggetti. Allo stesso modo però il calo della vigilanza non si è manifestato in un generico abbassamento delle risorse attentive riguardando invece la sola componente del controllo esecutivo. Diversamente dal primo esperimento, nonostante il calo della vigilanza si sia rivelato di entità inferiore rispetto a quello osservato in situazione di deprivazione, il peggioramento dell’efficienza della rete attenzionale del controllo esecutivo è risultato essere della stessa entità. Inoltre, mentre in seguito a deprivazione totale la prestazione dei soggetti aveva subito un peggioramento significativo per tutti i tipi di prova, l’opportunità di dormire per tre ore ha variato l’impatto della manipolazione sui diversi tipi di trial rendendo il quadro osservato più complesso. I risultati allo Stop Signal Task non hanno invece messo in evidenza alcun peggioramento in seguito a riduzione di sonno. Tale dato, messo a confronto con il peggioramento osservato in seguito a deprivazione totale, sarebbe di per sé interessante in quanto potrebbe far pensare all’esistenza di un numero minimo di ore di sonno sufficienti a mantenere intatta l’efficienza dell’inibizione di una risposta dominante contrariamente a quanto osservato per l’attenzione. Tuttavia, l’assenza di un peggioramento nelle latenze medie di risposta come anche nell’accuratezza, rende necessario un atteggiamento prudente nell’interpretazione dei dati ottenuti. Ad oggi, lo studio degli effetti di una notte di sonno ridotto sui processi cognitivi ha riscosso un interesse minore rispetto alle conseguenze di un periodo di veglia prolungata ininterrotta (Lavie, 1999). Nel loro insieme, i risultati del terzo esperimento mostrano invece come questo tipo di studi sia altrettanto interessante e verosimilmente più complesso rispetto alle situazioni sperimentali maggiormente studiate. Con l’ultimo esperimento si è voluto indagare se i deficit riscontrati in condizioni di debito di sonno sperimentalmente indotto fossero osservabili anche in una situazione clinicamente rilevante come quella di pazienti affetti da sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS). I risultati ottenuti per mezzo del test ANT e del test SST hanno confermato questa ipotesi. Per quanto riguarda l’attenzione, anche in questo caso il peggioramento nei tempi di risposta riscontrato nei pazienti OSAS non ha prodotto un abbassamento generalizzato dell’efficienza dei tre network attenzionali. Il deficit si è rivelato invece essere ancora una volta a carico del solo controllo esecutivo. Per quanto riguarda la capacità di inibire una risposta dominante, la sindrome OSAS si è rivelata debilitante portando i pazienti affetti da questa patologia ad avere una prestazione significativamente peggiore rispetto ai gruppi di controllo. Il risultato è stato dunque simile a quello ottenuto dai partecipanti al primo esperimento in condizioni di deprivazione totale. Nel loro complesso, i dati ottenuti nel corso dei vari esperimenti hanno ripetutamente messo in evidenza la sensibilità delle funzioni esecutive sia alle condizioni di debito di sonno sia in presenza di patologie legate ad un disturbo del sonno come l’apnea ostruttiva. Questo risultato rappresenta un importante sviluppo per una miglior comprensione degli effetti esercitati dalla carenza di un sonno ristoratore sul processamento cognitivo. Infatti, se i dati qui presentati hanno nuovamente confermato che la mancanza di sonno comporta un calo complessivo del livello di allerta, gli stessi hanno indicato in maniera altrettanto chiara come questo peggioramento non si manifesti in maniera generalizzata ma abbia caratteristiche precise e dotate di una certa sistematicità e coerenza.
Description: 2006/2007
URI: http://hdl.handle.net/10077/2686
NBN: urn:nbn:it:units-7245
Appears in Collections:Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche

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