Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/2695
Title: Metametodologia e fini della scienza a partire da Laudan.
Authors: Tambolo, Luca
Keywords: metametodologia assiologia metodologia Laudan realismo
Issue Date: 18-Apr-2008
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: L’argomento di questa tesi è la giustificazione del metodo scientifico. Il problema viene affrontato a partire da una ricostruzione del dibattito svoltosi nell’ambito della filosofia della scienza dell’ultimo trentennio circa. Poiché Larry Laudan è forse l’autore che ha contribuito nel modo più sistematico a tale dibattito, si prende le mosse dall’analisi delle sue proposte. In estrema sintesi si può affermare che, secondo Laudan, il metodo scientifico può essere giustificato a patto di riuscire a dimostrare, sulla base di un accurato esame della storia della scienza e della sua corrente pratica, che le norme metodologiche promuovono efficacemente la realizzazione dei fini cognitivi in vista della cui realizzazione vengono proposte. La giustificazione del metodo avviene, pertanto, a posteriori. La posizione di Laudan, di cui è parte costitutiva una severa critica del realismo scientifico, viene qui respinta, e si sostiene che: (a) la giustificazione del metodo può essere ottenuta procedendo in modo aprioristico, a patto di specificare con precisione i fini che il metodo è chiamato a promuovere; (b) le versioni più raffinate del realismo scientifico, fondate sulla nozione di verisimilitudine, si sottraggono alle critiche di Laudan. Nel capitolo 1 si espone il problema della giustificazione del metodo scientifico, insistendo in particolare sul fatto che la giustificazione non deve intendersi, in questo contesto, come “ultima” o “assoluta”, e si introducono brevemente le tre soluzioni del problema che vengono esaminate nel seguito della tesi: quella intuizionista, quella storica e quella apriorista. Nel capitolo 2 si discutono le proposte avanzate da Laudan nel volume Il progresso scientifico (1977), in cui viene difesa una tesi di carattere intuizionista che, nelle intenzioni di Laudan, dovrebbe costituire un miglioramento dell’analoga posizione sostenuta da Imre Lakatos. Secondo Laudan, la scelta fra metodologie rivali deve essere governata dalle intuizioni preanalitiche del metodologo a proposito di alcuni episodi della storia della scienza che vengono unanimemente ritenuti manifestazioni paradigmatiche della razionalità scientifica. Più precisamente, Laudan afferma che una metodologia può ritenersi giustificata quando i giudizi che da questa derivano a proposito di tali episodi paradigmatici coincidono con le intuizioni preanalitiche del metodologo. Tale soluzione, si sostiene qui, non è soddisfacente, fra l’altro perché metodologie anche molto diverse conducono a risultati del tutto analoghi nella valutazione di questi episodi paradigmatici. Reagendo alle critiche che sono state sollevate contro la sua posizione, Laudan ha in seguito sviluppato, a partire dallo scritto La scienza e i valori (1984), una dottrina denominata “naturalismo normativo”, che viene presentata nel capitolo 3 di questa tesi, e che è caratterizzata, fra l’altro, dall’introduzione del cosiddetto “modello reticolare della razionalità scientifica”. Il naturalismo normativo è, essenzialmente, un tentativo di rispondere a due domande strettamente collegate, ovvero quella circa la giustificazione del metodo scientifico, affrontata dalla componente metametodologica del naturalismo normativo, e quella circa i fini della scienza, affrontata dalla componente assiologica del naturalismo normativo. Nel capitolo 4 si discute la componente metametodologica del naturalismo normativo, la cui tesi principale, fondata su un’analisi delle norme metodologiche come imperativi ipotetici che connettono certi mezzi e certi fini, è che le metodologie devono essere valutate sulla base di un accurato esame della storia della scienza. Una metodologia, afferma Laudan, è giustificata se si può mostrare empiricamente che le norme che la costituiscono promuovono efficacemente i fini in vista della cui realizzazione sono proposte. In questo capitolo si sostiene che il limite principale della proposta di Laudan risiede nel suo carattere monolitico. Infatti, insistendo sulla necessità di una verifica empirica dell’efficacia delle norme, Laudan finisce con il trascurare la possibilità di giustificare almeno alcune norme metodologiche senza fare ricorso a un’indagine di tipo storico e, più precisamente, sulla base di considerazioni a priori. Nel capitolo 5 si discute la componente assiologica del naturalismo normativo, fondata su un’analisi in chiave naturalistica dei fini della scienza. Secondo Laudan, la scelta dei fini della scienza può essere attuata sulla base di una discussione razionale: non è dunque una mera questione di preferenze individuali, come avevano invece sostenuto autori quali Reichenbach e Popper. Laudan propone alcuni requisiti che dovrebbero essere soddisfatti da un determinato fine perché questo possa essere razionalmente assunto come un fine della ricerca scientifica. Secondo Laudan, vagliando sulla base di tali requisiti i fini della scienza proposti dai fautori del realismo scientifico, si può affermare che il perseguimento dei fini della scienza proposti dai fautori del realismo è irrazionale. In questo capitolo si sostiene che la critica del realismo proposta da Laudan non è convincente per almeno due ragioni. Innanzitutto, i requisiti da lui proposti (in particolare quello di realizzabilità) sono quantomeno discutibili. In secondo luogo, un breve sguardo ad alcune versioni recenti del realismo scientifico fondate sulla nozione di verisimilitudine (in particolare, le versioni del realismo elaborate da Kuipers e Niiniluoto) mostra che il perseguimento dei fini della scienza come sono intesi dai realisti è perfettamente razionale, anche se non è possibile accertare con sicurezza la realizzazione di tali fini. Il capitolo 6 illustra brevemente la soluzione apriorista del problema della giustificazione del metodo, che è stata avanzata, più o meno esplicitamente, da autori come Popper, Niiniluoto e Kuipers, e ne sostiene la superiorità rispetto alle soluzioni rivali.
Description: 2006/2007
URI: http://hdl.handle.net/10077/2695
NBN: urn:nbn:it:units-7212
Appears in Collections:Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche

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