Nel contesto di una ricerca volta a delineare i rapporti fra la Scuola Classica del Diritto penale ottocentesco e la codificazione dei Paesi latino-americani, vengono evidenziati tre particolari frammenti. Il primo è dedicato al codice penale dell’Uruguay, in quanto esso rappresenta forse la migliore applicazione del paradigma della dottrina italiana dell’epoca. Il secondo è dedicato al codice penale del Venezuela, il quale riecheggia, più di qualsiasi altro, l’impostazione del nostro codice Zanardelli del 1889 ed è rimasto in vigore fino a pochi anni or sono. Infine, la rilettura dei maestri ottocenteschi ha messo in rilievo un dibattito, peraltro sempre attuale, che ha impegnato i criminalisti italiani dell’epoca su un tema quanto mai cruciale: l’abolizione della pena di morte che, prevista dal codice penale sardo del 1859, non verrà poi mantenuta nel codice penale dell’Italia unita del 1889, per poi essere successivamente reintrodotta dal codice penale Rocco del 1930.

Paolo Pittaro è titolare di Diritto penale nell’Università degli Studi di Trieste, dove in precedenza ha insegnato pure Criminologia, Istituzioni di diritto e procedura penale e Diritto penale internazionale. Dall’anno 2000 è Coordinatore del Dottorato di ricerca in Scienze Penalistiche, avente sede amministrativa presso l’Ateneo triestino e consorziato con le Università di Brescia, Ferrara, Modena-Reggio Emilia e Verona.

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