Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/30498
Title: John Langshaw Austin
Authors: Berdini, Federica; Bianchi, Claudia
Keywords: Speech actsActiioin theoryPerceptiionAtti lingusitiiciTeoria dell'azioinePercezione
Issue Date: 2013
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Source: Federica Berdini e Claudia Bianchi, "John Langshaw Austin", in "APhEx 7", 2013, pp. 37
Journal: APhEx 
Abstract: 
John Langshaw Austin (1911-1960) was one of the most influential British philosophers of his time, for his rigorous thought, extraordinary personality and innovative philosophical method. According to John Searle, Austin was a philosopher both passionately loved and hated by his contemporaries, because, like Socrates, he seemed to destroy all philosophical orthodoxy without presenting an alternative, and equally comforting, orthodoxy. Austin’s work is known for two major contributions to contemporary philosophy. On the one hand, his ‘linguistic phenomenology’, a peculiar method of philosophical analysis of the concepts and ways of expression of everyday language. On the other hand, Speech Act Theory, the idea of a performative dimension in any use of the language: with a well-known slogan, “to say something is to do something.” Speech Act Theory has had consequences and import in research fields as diverse as philosophy of language, ethics, political philosophy, philosophy of law, linguistics, artificial intelligence and feminist philosophy. Here we will focus on Austin’s contributions to philosophy of language, epistemology and philosophy of action, and on two main developments of speech act theory: the dispute between conventionalism and intentionalism on the one hand, and the debate on free speech, pornography, and censorship on the other.

John Austin (1911-1960) è stato uno dei filosofi britannici più influenti del suo tempo, per il rigore del pensiero, la personalità straordinaria e il metodo filosofico innovativo. A parere di John Searle Austin era molto amato e molto odiato dai contemporanei – disorientati da un pensiero che sembrava distruggere più che costruire, sfidare l‟ortodossia della filosofia tradizionale ma anche dell‟allora imperante empirismo logico, senza sostituirvi nessuna confortante nuova ortodossia. L‟opera di Austin è tuttavia oggi poco conosciuta e gli elementi di novità della sua riflessione non sufficientemente apprezzati. Costituiscono un‟eccezione due risultati, universalmente riconosciuti e celebrati: da un lato la tecnica di analisi filosofica – quella versione della “filosofia linguistica” praticata da Austin con la pazienza, il rigore e il talento di un entomologo; dall‟altro la teoria degli atti linguistici. Austin viene ricordato soprattutto per aver evidenziato la dimensione performativa che permea ogni nostro proferimento: con uno slogan diventato famoso, ogni dire è anche un fare. Una tesi con ripercussioni in aree di ricerca molto diverse, dalla filosofia del linguaggio all‟etica, dalla filosofia politica al diritto, dalla linguistica alla filosofia femminista. Ci concentreremo qui sui contributi di Austin alla filosofia del linguaggio, ma faremo cenni anche estesi ai suoi contributi in epistemologia e teoria dell‟azione, nonché al vivace dibattito che a partire dalla teoria degli atti linguistici si è sviluppato negli anni „60 e „70. Un dibattito che è tornato ad accendersi in tempi recentissimi nelle discussioni su libertà di espressione e censura.
Type: Article
URI: http://hdl.handle.net/10077/30498
ISSN: 2036-9972
Appears in Collections:07 APhEx num 7, anno 2013

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