Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10077/30934
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dc.date.accessioned2020-10-29T10:37:42Z-
dc.date.available2020-10-29T10:37:42Z-
dc.date.issued2020-
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/10077/30934-
dc.description.abstractUn’ideale e rigorosa sintesi della ricerca formale e linguistica fino allora esplorata dal giovane Beethoven è rappresentata dalla <em>Grande Sonata Pathétique</em>, composta tra il 1798-99. L’aggettivo <em>patetique</em>, voluto dallo stesso autore sul frontespizio della sonata, fa riferimento alla lettura schilleriana del sublime kantiano e rivela la partecipazione entusiasta del compositore a uno dei dibattiti più accesi all’interno dell’<em>Aufklärung</em>, quello relativo all’<em>Erhabene</em> (il sublime). Beethoven metabolizza i temi cardine del criticismo attraverso la lezione di Schiller, innestandovi al contempo l’intuizione herderiana dell’energia vitale di cui il suono, con la sua forza primigenia, incarna una delle espressioni più poderose. Pulsano nell’op. 13 alcuni dei <em>topoi</em> retorici tradizionali evidenziati da Friedrich Rochlitz e Christian Friedrich Michaelis, due degli studiosi che hanno tentato di applicare all’inizio del 1800 i principi del sublime kantiano alla musica. Tra questi possiamo senz’altro riconoscere, nel maestoso <em>Grave</em>, l’utilizzo dell’interruzione nella articolazione melodica, che si ritrova anche nelle battute iniziali di <em>Coriolano<em> ed <em>Egmont</em>, e l’abbandono a espressioni musicali concise e piene di trasporto. L’introduzione propone inoltre la prima fondamentale innovazione strutturale di questa sonata, ovvero l’inserimento di un episodio ciclico che, oltre al proemio, sigla i momenti decisivi del primo movimento, cioè lo sviluppo e la coda. Se nelle sonate precedenti l’identificazione del materiale originario da cui derivavano i diversi elementi tematici avveniva in corso d’opera, attraverso il confronto e la frammentazione dei vari organismi motivici, ora il nucleo germinale emerge con chiarezza fin dall’inizio, con successivi ritorni che ne ribadiscono la funzione cruciale.it
dc.rightsAttribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 Internazionale*
dc.rights.urihttp://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/*
dc.titleSonata in do minore op. 13 (Patetica). Primo movimento: Grave. Allegro di molto e con brioit
dc.typeRecording, musicalit
item.openairetypeother-
item.openairecristypehttp://purl.org/coar/resource_type/c_18cc-
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item.fulltextWith Fulltext-
item.grantfulltextopen-
È visualizzato nelle collezioni:02 Il suono messo a nudo. Contrappunti al Beethoven di Th. W. Adorno
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