Costantino Dardi. La tassellatura terrestre

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[...]Dall’osservazione di un qualsiasi paesaggio, risulta evidente il contrasto tra il disegno composto-scomposto degli interventi artificiali e la a-formalità delle disposizioni degli elementi naturali.
La sostanza linguistica e il repertorio formale dei due sistemi caratterizza il singolo paesaggio, nella dialettica compresenza del doppio sistema di segni, nella libertà dell’uno rispetto all’altro, nel disegno sotteso al primo rispetto all’organicità del secondo.
Ma un’osservazione più precisa mi farà rilevare che anche il secondo è frutto di condizionamenti assai precisi, dalla natura geologica dei terreni al regime proprietario del suolo, agli interventi di regolamentazione alle tante culture del paesaggio sovrapposte in un’unità che è sintesi di cultura e storia, di natura ed artificio. Anche il sistema dei segni naturali va quindi considerato come materiale linguistico, alternativo ma complesso, diverso ma necessario, all’interno di qualsiasi esplorazione figurativa della grande dimensione.


Costantino Dardi, Roma 1976 Così Costantino Dardi introduce la sua “teoria” sulle relazioni contestuali. Ed è proprio questo tema, che ricorre in tutte le sue opere, che è il pretesto per poter riparlare di una figura nota, ma ancora non del tutto esplorata, di un architetto che ha lasciato un enorme e attualissimo patrimonio in termini di critica operativa del progetto, forse ancora da comprendere pienamente. Dalla scala del paesaggio agli allestimenti, la sua ricerca indaga ossessivamente la precisione della geometria primaria in relazione alla struttura del contesto, origine delle forme con cui i suoi progetti decodificano territori e geografie nel disegno e nella composizione. Questo libro raccoglie gli atti di una giornata di studi tenutasi a Gorizia, presso il Corso di Laurea in Architettura, in cui vari studiosi e progettisti hanno focalizzato in un appassionato dibattito le principali tematiche sulla composizione di Costantino Dardi alla base del progetto di architettura, dei metodi e delle idee con cui egli pensava al paesaggio, ridisegnando la geografia, ma soprattutto al suo “disegnare” come pensiero, teoria e linguaggio del progetto.

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    Costantino Dardi. La tassellatura terrestre
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2022)
    VENUDO, ADRIANO
    ;
    Albiero, Roberta
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    Bisiani, Thomas
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    Di Dato, Luigi
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    FRAZIANO, Giovanni
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    MARIN, ALESSANDRA
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    Meninno, Claudio
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    VENUDO, ADRIANO
    Il libro raccoglie uno studio sull’opera di Costantino Dardi ed in particolare sul ruolo del paesaggio nell’evoluzione del suo approccio teorico e operativo al progetto di architettura. La ricerca si è sviluppata su diverse fonti e con diversi strumenti. Importante è stata la giornata studi, che ha reso possibile il confronto e il dibattito su temi e strumenti, e da cui prende origine questa pubblicazione. Egualmente anche l’accesso ai materiali d’archivio custoditi all’Università IUAV di Venezia e lo studio diretto sui materiali originali sono stati determinanti per l’analisi critica complessiva, ma soprattutto per lo sviluppo dell’ipotesi alla base di questa ricerca. La ricerca architettonica di Dardi dagli anni Ottanta in poi è stata costellata dall’intreccio di due soggetti, paesaggio e arte, e dall’osservazione sui nessi tra questi. In molti o quasi in tutti i progetti di Dardi, il paesaggio è inteso come opera architettonica e come risultato di un processo complesso di genesi: «architettura che nasce dal paesaggio». È questo uno degli aspetti più stimolanti sul caso specifico oltre che questione più generale e di grande attualità per la teoria dell’architettura, perché sviluppata attraverso il progetto. Progetto che per Dardi, come lui stesso dichiara, è teoria. È un corpus sostanzioso, denso e ancora non del tutto esplorato, quello che Costantino Dardi ci ha lasciato, e sul quale, penso, che la ricerca architettonica contemporanea abbia ancora ampi margini di indagine per recuperare idee e mezzi utili alla riflessione sul ruolo del paesaggio nel progetto di architettura. Dardi inventa, costruisce e affina un metodo, una teoria, un linguaggio dell’architettura. Possiamo dire che dentro a questo suo lavoro sta il paesaggio? O forse di più ... ne è origine e strumento? Magari non è così esplicito e codificato, ma c’è. In che misura è presente nel metodo, negli strumenti, nel pensiero e nei riferimenti? Ed infine, che ruolo svolge nel progetto complessivo? Cercheremo in questo testo di riflettere su queste domande. Il libro riparte dalla descrizione del concetto di paesaggio che ci da lo stesso Costantino Dardi nel 1989. Oltre ad essere un’importante chiave di lettura, di declinazione e di tematizzazione per i suoi progetti, questa descrizione è anche una vera e propria definizione, scientifica, completa e autonoma, originale e soprattutto estremamente contemporanea. Fondativa, teorica e operativa. Per queste ragioni sicuramente la affiancherei a tutte quelle “definizioni primarie” che oggi abbiamo a disposizione, sempre più, sul paesaggio. Nello sviluppo di questa ricerca è stato determinante il contributo di colleghi e amici, Luigi Di Dato, Roberta Albiero, Alessandra Marin, Thomas Bisiani, Claudio Meninno e Giovanni Fraziano, che hanno partecipato al convegno e nei mesi successivi, con grande disponibilità, si sono prestati alla riscrittura sistematica dei loro interventi e ad una continua discussione e riflessione su Dardi, che spero non si concluda, con l’uscita di questo libro, ora che è finito. Il tema centrale, la tassellatura “e il” o “del” paesaggio, è una chiave di indagine dell’opera dardiana che propone diversi e “nuovi” angoli di osservazione, che si potranno ritrovare nei saggi di questo libro: Il rapporto tra teoria e progetto, tra strumenti, tecnica e linguaggio, tra astrazione e contesto, attraverso l’analisi di alcuni progetti e scritti di Dardi. L’approccio al disegno e il controllo della grande scala, il territorio e il paesaggio, per Dardi. Approfondimento sviluppato anche in rapporto comparativo tra le visioni differenti del progetto urbanistico nel quadro delle complesse dinamiche dello IUAV di allora. Le influenze, le origini e i riferimenti artistici, concettuali autobiografici nella dimensione poetica dell’architettura di Dardi inscritta tra disegno, linguaggio e paesaggio. Le questioni metodologiche, “l’ideario e lo strumentario” dardiano in relazione al linguaggio e ai valori di senso e di struttura delle sue geometrie. Approfondimento sviluppato attraverso due casi studio: quello dell’abitare, le case unifamiliari e i complessi residenziali di Dardi, e quello della “configurazione urbana”, l’approccio dardiano alla complessità dell’architettura della città. E infine la lettura comparativa, il confronto a coppie, che oltre alla critica analitica su temi e strumenti di tre casi emblematici, tenta di ricollocare il lavoro Dardi, e alcune sue intuizioni/invenzioni di avanguardia o di retroguardia nel panorama dei “Nuovi maestri dell’architettura italiana”.
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