Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/3204
Title: "Nuovi italiani". Narrazione di sé e rivendicazione di cittadinanza delle seconde generazioni
Authors: Nordio, Daria
Keywords: seconde generazioni
Issue Date: 17-Apr-2009
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: Il presente studio è incentrato sulle cosiddette ‘seconde generazioni’, ovvero i figli di immigrati nati o comunque cresciuti in Italia, che immigrati non sono ma come tali vengono spesso considerati, sia da un punto di vista sociale che legislativo (Demarie & Molina, 2004). I ragazzi di seconda generazione rappresentano una categoria molto delicata di persone con un ruolo sempre più importante per l’Italia, che per i loro genitori è il paese di immigrazione, mentre per loro è il luogo dove sono nati, dove vivono e dove presumibilmente vivranno. Questi ragazzi costruiscono la propria identità tra due culture, quella della famiglia e quella del contesto esterno alla famiglia, che talvolta possono essere anche profondamente diverse. Essi devono imparare ad integrare positivamente su di sé aspetti anche molto divergenti, modelli di comportamento e di interpretazione dei significati talvolta quasi opposti. Devono imparare a, e si deve dare loro l’opportunità di, vivere non tanto sospesi tra due culture ma appartenenti ad entrambe (Mantovani, 2005 b). La domanda alla base della presente ricerca è come le seconde generazioni riescano a negoziare discorsivamente il proprio sé tra auto-percezione e definizione che gli altri danno o cercano di imporre. In questo studio si vuole inoltre mostrare come queste persone costruiscano interattivamente il proprio senso di appartenenza nel rivendicare la posizione sociale di possibili futuri cittadini. È fondamentale osservare il contesto in cui questo avviene, ovvero in una situazione in cui il ruolo di cittadini dei ragazzi di seconda generazione è messo in discussione tanto dalle istituzioni (il percorso di accesso alla cittadinanza in Italia è lungo e tortuoso perché legato al ‘diritto di sangue e non al ‘diritto del suolo’), quanto dagli autoctoni (che tendono spesso ad identificare le seconde generazioni come eternamente ‘straniere’ e legate alla realtà dei propri genitori). Talvolta i ragazzi di seconda generazione presentano tratti somatici "evidentemente" diversi. Come conseguenza essi si trovano a subire spesso un processo di etichettatura (Ambrosini, 2005) che li costringe, nel relazionarsi all’altro, a fornire una definizione di sé che ‘giustifichi’ tali segni diversi, e che mette in discussione il loro sentirsi italiani. Come negoziare il proprio senso di sé tra una cittadinanza difficilmente concessa ed una homeland (espressione di un soggettivo senso di appartenenza) non sempre riconosciuta? O tra “una faccia scura ed una natalità italiana” (citando un esempio del blog cui si fa riferimento nell’analisi)? Per cercare di rispondere a queste domande è necessario osservare il punto di vista dei ragazzi e delle ragazze di seconda generazione stessi. I dati per l’indagine sono testi di un blog, un diario on-line, creato da un gruppo di giovani di seconda generazione, e dei brani estratti dalla trasmissione radiofonica Onde G2 (le cui puntate sono accessibili dal blog), alla quale partecipano alcuni ragazzi di seconda generazione che affrontano varie tematiche relative alla condizione dei figli degli immigrati nel contesto italiano. Dall’osservazione dei dati emerge dunque che nell’interazione con gli altri i figli di immigrati spesso si sentono stranieri per definizione. Essi si trovano a dover confutare dialetticamente elementi, come i tratti somatici, che non hanno significato distintivo per se ma che l’hanno acquisito sulla base delle norme top-down. Le seconde generazioni pagano le conseguenze dell’imposizione di modelli dominanti di significato ed interpretazione dei significati. Allo stesso tempo, tuttavia, esse si creano attraverso il blog degli spazi per proporre diversi schemi interpretativi e nuovi modelli inclusivi. Questi giovani dimostrano di voler essere liberi di gestire il proprio social positioning, e a questo scopo acquisiscono l’abilità di creare strategie discorsive attraverso cui fornire nuove prospettive per la definizione di sé: • il diritto alla somiglianza (Ambrosini, 2004; Demarie & Molina, 2004); • il diritto ad un’identità ‘terza’ aperta, con nuove e diverse caratteristiche; • il diritto di non scegliere un’etichetta identificativa, di rimanere “opachi”; • il diritto di sottolineare differenze senza il timore di essere stigmatizzati (Colombo, 2007; Frisina, 2004); • il diritto di sentirsi nel mezzo tra due culture, entrambe rappresentanti il proprio sé, e non sospesi tra due culture, senza essere riconosciuti come membri di nessuna delle due (Mantovani, 2005). Se i ragazzi di seconda generazione non possono essere cittadini attivi giuridicamente riconosciuti, essi cercano quantomeno di essere soggetti agenti attraverso il controllo del proprio posizionamento sociale in attesa di essere ratificati a livello istituzionale. Tuttavia la dimensione semantica dell’esclusione è permeante nella realtà dei ragazzi di seconda generazione, ancor di più se privi della cittadinanza. La possibilità per questi ragazzi di trovare un posizionamento naturale deve necessariamente essere offerta dall’alto, passare per un riconoscimento istituzionale attraverso il mutamento in loro favore della legge per l’accesso alla cittadinanza che finalmente li riconosca per quello che da sempre sentono di essere, “non solo italiani” (come si definiscono loro stessi).
Description: 2007/2008
URI: http://hdl.handle.net/10077/3204
NBN: urn:nbn:it:units-7475
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