Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/3487
Title: La psichiatria di consultazione/collegamento nelle sindromi epilettiche :aspetti comportamentali e personologici
Authors: Lerda, Silvana
Keywords: EpilessiaPsichiatria di LiaisonComorbilità psichiatrica
Issue Date: 14-Apr-2010
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: La letteratura mostra un ampio spettro di comorbilità psichiatrica nelle sindromi epilettiche. I Disturbi dell’Umore risultano i più frequenti, seguiti da quelli d’Ansia, Psicotici e di Personalità, con una prevalenza variabile a seconda della categoria di pazienti in esame. Rimane tuttavia complessa e poco chiara la relazione tra manifestazioni psicopatologiche ed epilessia. Studio clinico Obiettivo Questo lavoro nasce da una collaborazione tra il Servizio di Psichiatria e Psicologia Clinica di Liaison (Prof. D. Munno) e il Servizio per la Diagnosi e Cura dell’Epilessia (Prof. P. Benna), nell’ambito del Dipartimento di Neuroscienze dell’A.S.O. San Giovanni Battista di Torino. Si tratta di uno studio preliminare ad una più ampia ricerca volta a valutare le caratteristiche personologiche e comportamentali in pazienti affetti da epilessia. Materiali e metodi Sono stati reclutati due gruppi di soggetti, omogenei per età, sesso, scolarità, il primo costituito da 58 pazienti epilettici e il secondo da 60 controlli sani selezionati dalla popolazione generale. Tutti i partecipanti sono stati testati con una batteria di test: ➢ Coping Orientation to Problems Experienced (C.O.P.E.), per analizzare le differenti strategie di coping; ➢ Temperament and Character Inventory (T.C.I.), per esaminare le dimensioni temperamentali e caratteriali di personalità; ➢ State-Trait Anger Expression Inventory (STAXI), per misurare l’esperienza e l’espressione della rabbia; ➢ Beck Depression Inventory (BDI), per valutare i sintomi depressivi; ➢ Illness Behaviour Questionnaire (IBQ), per studiare il comportamento di malattia; ➢ Barratt Impulsiveness scale, Version 11 (BIS-11), per indagare la sfera del controllo degli impulsi; ➢ Social Adaptation Self-evaluation Scale (SASS), per determinare l’adattamento sociale; ➢ Maudsley Obsessional Compulsive Questionnaire (MOCQ-R), per considerare gli aspetti ossessivo-compulsivi. Analisi statistica I dati sono stati elaborati attraverso il software SPSS version 16.0 per Windows (SPSS Inc., Chicago, IL, USA 2007). Sono stati applicati il test T-Student e il metodo delle correlazioni di Pearson. E’ stata scelta una soglia di significatività per entrambi i test di p <.05 (2-code). Risultati Dal confronto tra i due campioni, per quel che concerne le strategie di coping (COPE), gli epilettici presentano punteggi più bassi in corrispondenza delle sottoscale Pianificazione (p=.035), Reinterpretazione Positiva e Crescita (p=.010), Focalizzazione ed Espressione delle Emozioni (p=.001). Relativamente alle dimensioni di personalità (TCI), il gruppo di pazienti mostra un Evitamento del Danno (HA) significativamente più alto (p=.026), una Persistenza (P) e una Autodirettività (SD) significativamente più basse (rispettivamente p=.002 e p=.043) rispetto ai controlli. Allo STAXI emergono differenze nella sottodimensione S-RAB (Rabbia di stato) (p=.003), con livelli più elevati nei casi rispetto ai sani. I pazienti mostrano inoltre punteggi di depressione (BDI) maggiori (p=.003). All’IBQ, l’unico dato significativo riguarda lo score della sottoscala CM (Convinzione di Malattia) risultato più alto negli epilettici (p=.000). Sempre dal confronto tra pazienti e popolazione sana, sono emerse differenze statisticamente significative per quanto riguarda i livelli di Impulsività Totale (=.045) e di Impulsività non Pianificata (=.006) (BIS-11), con punteggi superiori nei soggetti affetti da epilessia. Rispetto all’Adattamento Sociale (SASS) il gruppo di pazienti ha riportato uno score più basso (p=.011). Per quanto riguarda il MOCQ-R, si sono evidenziate differenze statisticamente significative nel valore totale (p=.001) e nelle sottoscale Cleaning/Contamination (p=.012), Checking (p=.002) e Doubting/Rumination (p=.026), con livelli più elevati negli epilettici. Suddividendo la popolazione malata in base alle variabili sociodemografiche (sesso, età anagrafica, stato sociale) e cliniche (età d’esordio e durata della patologia epilettica, frequenza di crisi nell’ultimo mese, tipo di epilessia e di crisi, localizzazione delle anomalie EEG, terapia antiepilettica, risposta al trattamento e anamnesi psichiatrica) risultano numerose differenze statisticamente significative (p<0.05). Inoltre, sono state trovate correlazioni direttamente ed inversamente proporzionali (p<0.05) tra le varie dimensioni dei test somministrati e alcune caratteristiche del campione di pazienti epilettici. Discussione Il nostro studio ha evidenziato comportamenti ossessivo-compulsivi più spiccati nella popolazione epilettica rispetto a quella di controllo, unitamente a maggiori livelli di depressione, rabbia ed impulsività. Questi aspetti potrebbero essere facilitati dalla messa in atto di stili di coping meno funzionali, più frequentemente adottati dai soggetti epilettici. Difficile tuttavia definire con esattezza il rapporto di causa-effetto tra manifestazioni psicopatologiche e capacità di fronteggiare la malattia, essendo plausibile un reciproco condizionamento, senza dimenticare peraltro l’influenza della patologia neurologica stessa. Rispetto alle dimensioni temperamentali e caratteriali, il “nucleo personologico” dell’epilessia risulterebbe caratterizzato da bassa Persistenza, bassa Autodirettività ed alto Evitamento del Danno. In base alla nostra ricerca, i pazienti epilettici tenderebbero dunque ad essere più insicuri, apprensivi, caratterialmente fragili, poco maturi, impulsivi, e presenterebbero maggiori difficoltà nel perseguire mete prefissate, desistendo facilmente di fronte a insuccessi e frustrazioni. Inoltre, percepirebbero in modo significativo il peso psicologico della patologia neurologica, mostrando più facilmente un comportamento di malattia maladattativo, che costituisce un indice prognostico negativo in quanto possibile causa di ulteriore dipendenza, condizionamento e ritiro sociale. Il presente lavoro, infine, ha consentito di individuare alcune categorie di persone che paiono vivere una situazione di maggior disagio. Ci riferiamo in particolare ai soggetti con una maggiore età anagrafica, un minor livello d’istruzione, un’anamnesi psichiatrica positiva e un’età d’esordio di malattia più tardiva. Più a rischio sembrano poi i pazienti con crisi complesse, anomalie EEG localizzate nell’emisfero sinistro, in politerapia, che presentano farmacoresistenza e scarso controllo delle crisi. Conclusioni Nonostante le nostre osservazioni e i dati presenti in letteratura, non è possibile parlare di elementi psicopatologici peculiari e caratteristici, né tanto meno di un preciso profilo personologico del paziente epilettico. Le evidenze sono infatti controverse e non consentono un’univoca interpretazione, anche per l’eterogeneicità degli approcci teorico-metodologici e l’impiego di criteri diagnostici differenti. L’auspicio è che ulteriori ricerche scientifiche riescano a chiarire se le anomalie comportamentali nell’epilessia rappresentino un tratto (una caratteristica distintiva della natura del soggetto) o uno stato (dipendente dal ruolo della malattia nella vita del paziente), se esistano manifestazioni psicopatologiche specifiche di un tipo particolare di sindrome epilettica e se vi sia una peculiare correlazione tra disturbi psichici e determinate alterazioni cerebrali.
Description: 2008/2009
URI: http://hdl.handle.net/10077/3487
NBN: urn:nbn:it:units-8856
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