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Recent Submissions

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  • Publication
    Il canto di Agatone nelle 'Tesmoforiazuse': ‘deificazione’ della musica e vanificazione del contenuto
    (EUT Edizioni Università Trieste, 2010)
    Nieddu, Gian Franco
    Il lavoro propone una correzione o revisione della valutazione espressa più di 40 anni fa daP.Rau (‘Paratragodia’) sul canto di Agatone nelle ‘Tesmoforiazuse’ (vv. 101-29): valutazione alla quale sostanzialmente si attiene tuttora la maggioranza, se non la totalità degli studiosi. Secondo Rau la parodia riguarderebbe essenzialmente il ritmo e la musica (edonistica, virtuosistica), mentre sotto l’aspetto degli usi linguistici lo stile risulterebbe perfettamente appropriato al tipo di canto. Attraverso una puntuale analisi si mette in evidenza che a essere presi di mira, insieme agli aspetti musicali, sono anche quelli linguistico-espressivi e contenutistici, caratterizzati da un’estrema elaborazione formale, ma assolutamente vacui ed inconsistenti sul piano concettuale.
      2049  1815
  • Publication
    Tradizioni epiche sulla sosta di Achille a Sciro e la nascita di Neottolemo
    (EUT Edizioni Università Trieste, 2010)
    Marin, Tania
    Questo contributo indaga la presenza nel poema epico perduto ‘Cypria’ dell’episodio del travestimento in abiti femminili di Achille, nascosto a Sciro da Teti per evitare la morte in battaglia. Nonostante la sua assenza in Proclo e nei frammenti conservatisi del poema, vi sono elementi che inducono a ipotizzare non solo la permanenza a Sciro dell’eroe in giovane età ‘en parthenou schemati’, come narra lo ‘schol’. Hom. T 326(= Cypr. fr. 19 B.), ma anche il suo successivo approdo nell’isola a causa di una tempesta e il matrimonio con Deidamia, circostanze narrate dall’ ‘argumentum’ dei ‘Cypria’ ma attribuite dal fr. 4 D. anche all’ ‘Ilias parua’. È inoltre qui avanzata l’ipotesi dell’attribuzione del fr. 4 D. ai ‘Cypria’ ed è respinta invece l’assegnazione del poema del fr. 40 ‘dubium’ Bernabé. Questo contributo indaga la presenza nel poema epico perduto ‘Cypria’ dell’episodio del travestimento in abiti femminili di Achille, nascosto a Sciro da Teti per evitare la morte in battaglia. Nonostante la sua assenza in Proclo e nei frammenti conservatisi del poema, vi sono elementi che inducono a ipotizzare non solo la permanenza a Sciro dell’eroe in giovane età ‘en parthenou schemati’, come narra lo ‘schol’. Hom. T 326(= Cypr. fr. 19 B.), ma anche il suo successivo approdo nell’isola a causa di una tempesta e il matrimonio con Deidamia, circostanze narrate dall’ ‘argumentum’ dei ‘Cypria’ ma attribuite dal fr. 4 D. anche all’ ‘Ilias parua’. È inoltre qui avanzata l’ipotesi dell’attribuzione del fr. 4 D. ai ‘Cypria’ ed è respinta invece l’assegnazione del poema del fr. 40 ‘dubium’ Bernabé.
      2170  2630
  • Publication
    Catullo 64 e il Giambo 12 di Callimaco
    (EUT Edizioni Università Trieste, 2010)
    Fernandelli, Marco
    La seconda parte del carme 64 di Catullo (vv. 278-408) è dedicata al banchetto nuziale. Sopraggiungono tre dèi donatori. Poi gli Olimpi tutti, a eccezione di Apollo e Diana, prendono posto nella sala. Infine le Parche intonano il peana nuziale. Esso è concepito come un epitalamio all’interno del quale il motivo augurale della felice discendenza è sviluppato ipertroficamente. Si ha così un epitalamio (stanze 1-3 e 11-12) che incornicia un ‘genethliacon (stanze 4-10). I due tipi letterari sono formalmente affini. Nel ‘Giambo 12’ di Callimaco, la festa olimpica per gli Anfidromia di Ebe sembra una cerimonia nuziale adattata a uno scopo più ‘domestico’: le Moire dovranno qui accompagnare un evento diverso dal matrimonio di Zeus ed Era. La tesi di questo studio è che Catullo, nel suo racconto del banchetto nuziale, abbia imitato la struttura del ‘Giambo 12’, che lo interessava sotto vari aspetti: la presenza delle Moire e il loro nesso con la nascita; la processione degli dèi donatori; il motivo ‘tutti tranne uno’; e infine la complessa relazione mito-presente, che Callimaco aveva tessuto tanto sul piano paradigmatico (il mito è figura oppure antitesi del presente) quanto su quello sintagmatico (il mito è premessa del presente). L’esame attento di questo ultimo punto dimostra inoltre che il ‘Giambo 12’ rappresentò un ‘trait d’union’ tra i due principali modelli della scena nuziale e, rispettivamente, dell’epilogo del carme 64, modelli che la critica ha riconosciuto nell’ ‘Ifigenia in Aulide’ di Euripide (III stasimo) e in testi del ‘corpus’ esiodeo (in part. Op. 174ss.).
      3071  3303
  • Publication
    Musica e retorica nel 'De compositione uerborum' di Dionigi di Alicarnasso: per un’ipotesi sulle fonti ritmiche del trattato dionisiano
    (EUT Edizioni Università Trieste, 2010)
    Rocconi, Eleonora
    Per sviluppare alcune idee riguardo a questioni ritmiche, Dionigi di Alicarnasso sembra essersi basato, in molti suoi scritti retorici, sulle opere di Aristosseno di Taranto, il filosofo peripatetico tradizionalmente considerato la maggiore autorità in campo musicale del mondo antico. Un accurato esame di alcuni passaggi delle sue opere (specialmente nel ‘De compositione uerborum’ e ‘De Demosthenis dictione’), in cui vengono trattatti concetti importanti come sintesi, ritmo e melodia musicale e verbale, sembra evidenziare una forte dipendenza di Dionigi da Aristosseno. Ma solo nei suoi scritti più maturi (‘De Thucydide’) Dionigi sembra essere vicino all’idea di Aristosseno di garantire un ruolo fondamentale alla cooperazione di ‘logos’ e ‘aisthēsis’ come criteri di giudizio estetico.
      1733  1597
  • Publication
    Il 'De centum metris' di Servio: un ‘manuale’ di metrica tardoantico
    (EUT Edizioni Università Trieste, 2010)
    Elice, Martina
    Il contributo mira a presentare il ‘De centum metris’ di Servio, un’opera minore nell’ambito della produzione del grammatico commentatore di Virgilio, ma ricca di elementi utili a definire con maggior precisione il nome, la cronologia e la biografia del suo autore. Del trattato metrico serviano vengono prese in considerazioni soprattutto le parti che fanno da ‘cornice’, e cioè l’’inscriptio’, la prefazione e l’epilogo. Ampio spazio viene dato all’analisi della prefazione, che contiene tutti gli elementi topici dei proemi (la dedica al destinatario, la professione di modestia e la richiesta di indulgenza, l’enunciazione dell’argomento, la descrizione del ‘metodo’ impiegato e la dichiarazione di brevità), e della chiusa, dove l’autore si congeda dal lettore e gli affida il suo trattato definendolo come un ‘manuale in forma compendiata’ (‘in conpendio discendi manualem libellum’). L’espressione ‘manualis libellus’ (o ‘liber’), usata per la prima volta da Servio, avrà straordinaria fortuna e diffusione nel Medioevo e fino ai nostri giorni.
      1592  2423