Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/4178
Title: Senso del passato e paradigma dell’antico: per una rilettura del 'De legibus' di Cicerone
Authors: Romano, Elisa
Issue Date: 2010
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Source: Elisa Romano, "Senso del passato e paradigma dell’antico: per una rilettura del 'De legibus' di Cicerone", in: Incontri Triestini di Filologia Classica, 9 (2009/10), pp. 1-44.
Series/Report no.: Incontri Triestini di Filologia Classica
9 (2009/10)
Abstract: 
In 'De legibus' II, 19-22 and III, 6-11 Cicero puts together a corpus of laws, imitating the
Twelve Tables, which are indeed considered as a symbol of antiquity during the late republican
culture: the ancient legislative Roman text can be interpreted as a guide-text that underlies
the whole dialogue. The complex network of references and allusions to the Twelve Tables
suggests a possible reading key that picks out the main feature of this ciceronian work in the
conceptual field of the ‘ancientness’ and of the ‘antiquity’ (antiquus, antiquitas, uetus, uetustas).
The linguistic analysis of the quoted chapters, which are characterized by an archaizing
extremism, leads us to the heart of the problems of 'De legibus’ interpretation: what is the
idea of antiquity that this strong archaism seeks to convey? What is the final purpose of this
revival of the ancient world? The present article investigates the manifold forms of the antiquity
pattern in 'De legibus'. The ending chapters of Book II are of particular interest, because
they constitute a philological-antiquarian essay, delineating Cicero’s attitude towards the
study of the antiquity. Their analysis high-lights the relationship between the author and
the contemporary antiquarianism. Further, the analysis points out Cicero’s reflection on
historical knowledge, historiography and antiquarianism, developed in the 50s BCE.

Nei capitoli II, 19-22 e III, 6-11 del 'De legibus' Cicerone costruisce un corpus di leggi prendendo
come modello le XII Tavole, comunemente considerate in epoca tardorepubblicana
un simbolo dell’antichità. L’antico testo legislativo romano è riconoscibile come una sorta di
testo-guida sotteso all’intero dialogo, attraverso una rete di riferimenti e allusioni, e suggerisce
perciò una possibile chiave di lettura che colga nell’antichità la cifra dominante dell’opera.
Inoltre l’analisi linguistica dei capitoli citati, caratterizzati da un ‘estremismo arcaizzante’,
ci porta al cuore dei problemi di interpretazione del trattato: se lo stile arcaizzante è
infatti il veicolo di una ripresa dell’antico, quale idea di antico esso si propone di trasmettere?
e con quale obiettivo? L’articolo prende in esame i vari aspetti del paradigma dell’antico che
soggiace alla struttura del 'De legibus'. In particolare, l’analisi degli ultimi capitoli del libro
II, che possono essere considerati un vero e proprio saggio di antiquaria, permette di definire
l’attitudine di Cicerone allo studio dell’antichità e di gettare luce sui suoi rapporti con la
contemporanea antiquaria e sulla riflessione che egli andava svolgendo negli anni ’50 sui
rapporti fra conoscenza storica, sapere antiquario e scrittura storiografica.
Type: Article
URI: http://hdl.handle.net/10077/4178
ISSN: 1827-4854
Appears in Collections:09. Incontri triestini di filologia classica (2009-2010)

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