Gli anni Venti del Novecento, dopo il progetto Ferri del 1921, hanno visto il lento declino della Scuola Positiva rispetto ai consolidati princìpi della Scuola Classica e all’emergere del tecnicismo giuridico, fino all’emanazione del Codice Rocco del 1930, c.d. “dal doppio binario”, tuttora vigente, per quanto profondamente rimaneggiato. I saggi del presente volume affrontano alcune tematiche proprie del pensiero positivista, cercando di delineare quanto esse abbiano influenzato la codificazione penale di quegli anni e quanto, di esse, sia ancora vitale nella legislazione e nella dottrina penalistica del nostro tempo. Sono, così, a tacer d’altro, i temi dell’imputabilità, della pericolosità, specie se presunta dalla legge, della colpa d’autore, delle misure di prevenzione ante delictum, della difesa sociale, delle pene criminali e delle misure di sicurezza ad essere oggetto dell’attenzione, interrogandosi se l’eredità giuridica e culturale della Scuola Positiva possa definirsi ancora patrimonio del nostro tempo.

Paolo Pittaro è titolare di Diritto penale nell’Università di Trieste, ove ha pure insegnato Criminologia, Istituzioni di diritto e procedura penale e Diritto penale internazionale. Dal 2000 è Coordinatore del Dottorato di ricerca in Scienze penalistiche, avente sede amministrativa presso l’Ateneo triestino e consorziato con le Università di Brescia, Ferrara e Verona. I suoi interessi sono rivolti soprattutto alla parte generale del diritto penale, al diritto penale della famiglia e, da ultimo, ai profili penali del fenomeno dell’immigrazione.

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