Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/7324
Title: Etica del virtuale
Authors: Suerz, Monica
Keywords: Rete e tecnologie informaticheInfosferaInternet e giurisprudenzaDisciplina eticaNetiquette
Issue Date: 2012
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Source: Monica Suerz, "Etica del virtuale", in: Tigor: rivista di scienze della comunicazione, IV (2012) 1, pp. 45-53
Series/Report no.: Tigor: rivista di scienze della comunicazione
IV (2012)1 (gennaio-giugno)
Abstract: 
Come tutte le trasformazioni epocali, anche l’attuale e profonda
mutazione registrata in seguito all’avvento della
Rete ha dimensioni globali portando a problemi sociali,
culturali, economici e giuridici. Internet, senza cadere in
acritiche esaltazioni o demonizzazioni, è una tecnologia
particolarmente malleabile, suscettibile di essere profondamente
modificata dal suo impiego sociale con relative
ripercussioni (positive e non) sulla libertà nonché sulla
sicurezza individuale e pubblica. Ogni tecnologia infatti,
sebbene sia certamente neutra rispetto all’uso che se ne fa,
può essere utilizzata per scopi e con modalità moralmente
accettabili o inaccettabili. È facile tuttavia constatare che i
dilemmi posti dalla Rete non sono riconducibili squisitamente
alla netiquette. Non sono infrequenti infatti comportamenti
perseguibili penalmente, in quanto la Rete ha
purtroppo ampliato sia il novero dei reati che le possibilità
di commettere gli stessi. È dunque di fondamentale importanza
in un periodo storico così denso di mutamenti che il
diritto si apra sempre più agli eventi, cambiando i propri
schemi interpretativi, aggiornando le normative e gli orditi
legislativi e, quando è possibile, anticipando i fenomeni, in
modo tale da non trovarsi impreparato e limitarsi così ad
offrire soluzioni tampone in delicati settori. La Rete si configura
pertanto come una sorta di “banco prova” per un’autonomia
normativa che vede gli stessi utenti, al contempo,
sia quali produttori di regole che soggetti alle loro regole.
Questa autonomia trova ragion d’essere non tanto in costruzioni
di natura teorica (ergo, opzioni valoriali) ma
nell’impossibilità di un ordinamento giuridico gerarchizzato
sovranazionale di intervento. Tutti noi siamo quindi
in definitiva demandati a meccanismi di auto-governance
del sistema e, al di là di essa, al senso di responsabilità
delle aziende, dei programmatori, di noi stessi utenti.
Type: Article
URI: http://hdl.handle.net/10077/7324
ISSN: 2035-584x
Appears in Collections:08 Tigor. Rivista di scienze della comunicazione. A. IV (2012), n. 1 (gennaio-giugno)

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