Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/7501
Title: Dal lavoro servile all'organizzazione di fabbrica
Authors: Falco, Gian Carlo
Keywords: Natura generale del conflitto industrialeRivendicazioni salarialiFormazione del gruppo dirigente del Partito comunista d'Italia
Issue Date: 2002
Publisher: EUT - Edizione Università Trieste
Source: Gian Carlo Falco, "Dal lavoro servile all'organizzazione di fabbrica", in: Una storica Simonetta Ortaggi, (Quaderni del Dipartimento di Storia e Storia dell'Arte) (2002) 7, pp. 17-50
Series/Report no.: Quaderni del Dipartimento di Storia e Storia dell'Arte
(2002) 7
Abstract: 
Presentare come componente irrinunciabile di un'analisi i fattori economici implicava un apprezzamento, implicito ma trasparente, per il marxismo come strumento di analisi dei fenomeni sociali; nello stesso tempo, però, si riconosceva l'utilità di integrarlo con nuovi apporti. Simonetta affrontò la questione in pagine particolarmente dense e lucide che commentano e discutono le posizioni di E. P. Thompson sull'economia morale, sull'esperienza luddista, sul ruolo degli artisans (i lavoratori specializzati ormai dipendenti), cioè punti qualificanti di un'interpretazione che sottolineava il carattere morale, più che economico, della protesta popolare contro i principi del libero mercato che si affermarono durante la rivoluzione industriale. Simonetta osservava che la dicotomia tra le due motivazioni (etica ed economica) non aveva ragione di esistere perché erano inscindibilmente intrecciate. Bisognava recuperare la componente economica alla nozione di economia morale, riconoscendo la posizione di lavoratore dipendente (e non indipendente) dell'artisan, la figura sociale in cui quella categoria si identificava, secondo la ricostruzione di Thompson, ma occorreva anche ammettere che i valori ideali di libertà, autonomia e indipendenza
avevano alimentato, nel Settecento, un forte movimento di resistenza e costituivano un riferimento per gli artisans, senza dimenticare che anche le rivendicazioni salariali implicano una "tensione ideale". Una resistenza dei lavoratori al peggioramento delle loro condizioni condotta in nome di un principio profondamente radicato e largamente condiviso, quello di un'equa retribuzione per un dato lavoro da eseguire in un tempo determinato, equivaleva ad affermare norme etiche profondamente
diverse dai principi e dai valori sostenuti dagli industriali in nome di un liberismo sfrenato.
Type: Article
URI: http://hdl.handle.net/10077/7501
ISBN: 88-8303-091-5
Appears in Collections:Quaderni del Dipartimento di Storia e Storia dell'Arte (2002) 7

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