Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/8624
Title: I rapporti patrimoniali tra coniugi e partners nel diritto internazionale privato europeo
Authors: Serra, Laura
Keywords: rapporti patrimonialiconiugiunioni registratepartnersdiritto internazionale privato
Issue Date: 19-Apr-2013
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: Il presente lavoro è dedicato all’analisi dell’assetto giuridico, attuale ed in fieri, dei rapporti patrimoniali tra coniugi e partner nel diritto internazionale privato dell’Unione Europea. La ricerca, attraverso l’esame degli strumenti normativi in vigore ed in fase di studio nel contesto europeo, nonché dei principali orientamenti giurisprudenziali della Corte di Giustizia e della Corte europea dei diritti dell’uomo, da un lato, intende mettere in luce la crescente rilevanza della materia, le problematiche giuridiche ad essa connesse e le lacune di disciplina che ancora la caratterizzano; dall’altro, si prefigge di verificare l’opportunità e la fattibilità concreta di soluzioni uniformi a livello europeo, tese a superare le carenze riscontrate sul piano nazionale, in ossequio alle esigenze di armonizzazione normativa e di certezza dei rapporti giuridici all’interno dell’Unione. Nella società contemporanea, così fortemente orientata al superamento dei confini tra Stati, sono sempre più numerosi i matrimoni e le diverse forme di unioni familiari caratterizzati da elementi di internazionalità, tra soggetti di cittadinanza diversa o tra connazionali che trasferiscono la propria vita comune all’estero, con affari e beni probabilmente situati in più di un unico Paese. A fronte della tendenza all’internazionalizzazione della famiglia e delle sue dinamiche, nello spazio giudiziario europeo - caratterizzato da un alto livello di integrazione tra Stati - si evidenzia l’utilità di un’armonizzazione di diritto che attraverso l’adozione di una disciplina unitaria semplifichi la regolamentazione di situazioni giuridiche con elementi di estraneità, in vista della piena realizzazione della libera circolazione delle persone. Il panorama normativo dei singoli Stati membri evidenzia, infatti, allo stato attuale, una grande varietà di soluzioni a livello tanto di diritto sostanziale, quanto di diritto internazionale privato, che inevitabilmente determina una situazione di incertezza sia per i coniugi, che ad esempio possono trovarsi soggetti a regimi matrimoniali diversi a seconda dell’autorità giurisdizionale adita, sia per i partner legati da un’unione registrata, passibile di non essere riconosciuta oltre i confini dello Stato di registrazione, sia per i terzi (si pensi ai creditori) che con gli stessi coniugi o partner abbiano intrattenuto rapporti giuridici, sia, infine, per gli operatori del diritto chiamati a destreggiarsi tra le intricate vicende patrimoniali della famiglia. L’evidente disarmonia nelle soluzioni adottate dai legislatori nazionali costituisce un rilevante ostacolo alla libera circolazione delle persone, che non appare più conciliabile con gli obiettivi fatti propri dall’Unione Europea nel Programma di Stoccolma per il periodo 2010-2014. Nel delineare le priorità necessarie alla creazione e al rafforzamento di uno spazio di libertà, sicurezza, giustizia unitario, proprio in tale occasione è stata rimarcata la necessità di azioni concentrate sugli interessi e sulle esigenze dei singoli. In particolare, il raggiungimento di una “cittadinanza europea” viene subordinato al conferimento dei diritti fondamentali della persona, primo tra tutti il rispetto della vita familiare, al pieno esercizio del diritto di libera circolazione, da assicurare non solo ai cittadini ma anche ai loro familiari, nonché all’effettiva possibilità “di far valere tali diritti ovunque nell’Unione”, facilitando l’accesso alla giustizia. Se, tuttavia, in assenza di una norma specifica dei Trattati che attribuisca alle Istituzioni la competenza ad adottare atti di armonizzazione sostanziale, l’unificazione materiale del diritto di famiglia appare ancora troppo lontana e prematura, più concreta ed attuabile si rivela - anche in materia di regimi patrimoniali della coppia - la predisposizione di un sistema unitario di diritto internazionale privato europeo, fondato sulla cooperazione giudiziaria in materia civile. Infatti, proprio sulla scorta di tale competenza indiretta, attualmente sancita all’art. 81 TFUE, si è assistito negli ultimi anni al progressivo intensificarsi dell’azione dell’Unione nel diritto di famiglia, attratto su più fronti dall’opera di armonizzazione del diritto internazionale privato che ha, fino ad ora, interessato settori di rilievo primario quali la separazione personale e il divorzio, la responsabilità genitoriale, le obbligazioni alimentari, le successioni, portando all’emanazione di diversi e specifici Regolamenti. In tale contesto si inseriscono le due recenti Proposte di Regolamento, pubblicate dalla Commissione il 16 marzo 2011, dedicate ai rapporti patrimoniali che derivano dal matrimonio, la prima, e dalla registrazione di una partnership, la seconda, le quali incorporano globalmente la disciplina relativa alle problematiche internazionalprivatistiche di settore. L’intento primario di entrambi gli atti, esplicitamente ripreso dai rispettivi preamboli, è quello di fornire soluzioni unitarie di fronte alle difficoltà derivanti dai conflitti di giurisdizioni e di leggi, in modo da assicurare una maggiore certezza giuridica alle coppie che circolano all’interno dell’Unione. Le maggiori sfide che il legislatore europeo si è impegnato a raccogliere attraverso le due Proposte consistono, da un lato, nel tentare di raccordare la materia dei rapporti patrimoniali tra coniugi e partner con gli strumenti normativi già in vigore, al fine di ridurre quella frammentarietà di disciplina che ad oggi caratterizza il diritto internazionale privato europeo della famiglia; dall’altro, nel promuovere il riconoscimento giuridico delle nuove realtà familiari, sebbene solo sotto il profilo internazionalprivatistico e limitatamente agli aspetti economici derivanti dalle unioni non tradizionali. Invero, tali obiettivi appaiono quanto mai ambiziosi, soprattutto in quanto riferiti al complesso e delicato settore familiare, nel quale tuttora gli Stati membri sono portati a rivendicare l’autonoma competenza normativa, sorretti dalle limitazioni procedurali previste dai Trattati che - anche a seguito della revisione del 2009 - sottopongono all’unanimità l’adozione di atti di cooperazione in questa materia. Alla luce delle considerazioni che precedono, l’analisi focalizzata sulla materia dei rapporti patrimoniali tra coniugi e sugli effetti patrimoniali delle unioni registrate, cui nello specifico vengono dedicati i capitoli II, III e IV del presente lavoro, non può prescindere da un preliminare e più generale sguardo alle caratteristiche dell’azione dell’Unione europea nel diritto di famiglia, alle sue potenzialità ed ai suoi limiti. Il fine ultimo è quello di comprendere se attraverso il metodo della cooperazione giudiziaria in materia civile, e anche grazie alla costante opera interpretativa della Corte di Giustizia e della Corte europea dei diritti dell’uomo, il legislatore europeo possa arginare l’ostacolo della mancanza di competenza legislativa diretta in materia familiare, riuscendo a gettare le basi per favorire la creazione di un principio di riconoscimento reciproco degli status civili e di valori condivisi all’interno dell’Unione.
Description: 2011/2012
URI: http://hdl.handle.net/10077/8624
NBN: urn:nbn:it:units-10055
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