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Title: Considerazioni a margine del libro "Legalizzare la tortura? Ascesa e declino dello Stato di diritto"
Authors: Stamile, Natalina
Keywords: TorturaStato di dirittoTerrorismoTortura giudiziariaTortura politicaCaccia alle stregheRovesciamento del paradigma normativoStrategie ed argomentazioni a favore della torturaCrudeltà della torturaRegola aurea
Issue Date: 2013
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Source: Natalina Stamile, "Considerazioni a margine del libro 'Legalizzare la tortura? Ascesa e declino dello Stato di diritto'", in: Tigor: Rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridica, V (2013), 2, pp. 134-145
Series/Report no.: Tigor: Rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridica
V (2013), 2 (luglio-dicembre)
Abstract: 
Legalizzare la tortura? Ascesa e declino dello Stato
di diritto di Massimo La Torre e Marina Lalatta Costerbosa,
edito dal Mulino nel 2013, si inserisce nell'attuale
dibattito filosofico-teorico inerente l'uso della forza ed
il ricorso alla tortura, tematiche queste che, drammaticamente,
sembrano emergere con sempre maggiore
intensità. Il testo mette in evidenza come i più recenti
episodi ed attentati terroristici – si pensi all'11 settembre
2001, ma anche a quanto accaduto a Madrid nel 2004,
a Londra nel 2005 ed anche nell'ultimo anno a Boston –
sembrano aver inciso in maniera determinante su una
progressiva ed allarmante involuzione e retrocessione di
quelle posizioni democratiche e costituzionalistiche che
hanno caratterizzato le riflessioni e le elaborazioni giuridiche,
politiche e sociali antecedenti. Pertanto, da più
parti, si è cominciato a discutere ed evocare ipotetici, e
quantomeno discutibili, meriti della guerra preventiva
con la conseguenza inevitabile di riformulare non solo
il concetto stesso di diritto ma pure di avanzare tesi volte
a propugnare la legalizzazione della tortura. Nell'opera
oggetto di analisi si evidenzia come prima dell'attentato
alle Torri Gemelle il diritto sembrava rifuggire la
sua dimensione coattiva, truce, violenta; a differenza di
quanto appare oggi darsi: il diritto sembra, almeno in
certi casi, dominato dalla sua dimensione fattuale a discapito
di quella dimensione normativa che potremmo
definire discorsiva e/o argomentativa, cioè attinente a
norme, principi e valori. Dietro tale inversione possono
individuarsi delle posizioni teorico-filosofiche, in primo
luogo il decisionismo politico o Stato di eccezione di matrice
schmittiana. Queste si basano sull'affermazione
della supremazia del potere esecutivo sul potere giudiziario,
così appare risuonare la tesi della legittimazione
dell'uso della forza al fine di raggiungere uno stato di
pace. I rischi sono evidenti e gravi e l'opera analizzata
ha proprio il merito di mettere in rilievo alcuni di questi.
Gli autori si concentrano nell'esplicitare un'argomentazione
contraria all'uso della tortura, formulata dopo
aver esaminato il truce fenomeno da un punto di vista storico e non prima di aver enunciato e criticato le diverse
tesi a sostegno della legittimazione e della legalizzazione
della tortura. Nella prima parte del libro, l'istituto
tortura viene analizzato sotto il profilo storico, tanto
come strumento giudiziario quanto come strumento di
affermazione del dominio politico e particolare attenzione
viene dedicata al fenomeno della caccia alle streghe.
Nella seconda parte, invece, gli autori trattano del
binomio tortura e diritto. Così, ponendosi in contrasto
con le teorie “imperativiste”, la tesi esposta nel volume
si concentra ad argomentare in merito all'opportunità
della riaffermazione del diritto “mite” ed alla necessità
di affermare una chiara avversione contro l'adozione di
ogni tortura, in quanto essa è categoricamente contraria
alla dignità umana. A proposito di ciò vengono ribadite
e condivise le affermazioni di Jeremy Waldron, sulla vergogna
e sullo sdegno dei meriti della tortura; di Bernard
Williams, sull'impensabile morale (moral unthinkable),
e di Robert Alexy che definisce l'argomento tortura
come «discorsivamente impossibile». Questo perché
tutti dobbiamo essere consapevoli che anche il solo immaginare
od il mero pensare determinate cose ci danneggia
da un punto di vista etico. È necessario, dunque,
controllare anche i nostri pensieri per essere davvero ed
appieno uomini virtuosi e morali.
URI: http://hdl.handle.net/10077/9825
ISSN: 2035-584x
Appears in Collections:11 Tigor. Rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridica. A. V (2013), n. 2 (luglio-dicembre)

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